La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga – L’ex agente dei servizi segreti Sara Morozzi

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga – L’ex agente dei servizi segreti Sara Morozzi (Maurizio de Giovanni)

 

Puntata n. 124

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“Sara Morozzi di Maurizio de Giovanni; l’arte dell’invisibilità.

Esiste un tipo di donna che non entra mai in una stanza. È già lì.

Quando te ne accorgi, è tardi. Perché lei ha visto tutto: come stringi le mani, quanto spesso sbatti le palpebre, quel modo impercettibile in cui hai mentito prima ancora di aprire bocca. Quella donna è Sara Morozzi, detta la Mora. E no, non assomiglia affatto a come te la immagini.

Sara non è bella nel senso utile alle copertine. Non è elegante, non è appariscente, non è nemmeno vagamente interessata a esserlo. I suoi capelli grigi sfuggono a ogni domatura, i vestiti sono scelti per pura comodità e il suo superpotere è l’anonimato. Se fosse un colore, sarebbe il beige; se fosse un suono, il fruscio di fondo che smetti di sentire dopo trenta secondi. Ed è proprio lì che comincia il problema: quando smetti di notarla, lei inizia a lavorare.

Un tempo Sara apparteneva ai Servizi Segreti. Non quelli da film, pieni di gadget e seduzioni, ma quelli veri: fatti di osservazione, attesa, annotazioni mentali e pochissimi errori. La Mora non corre, non spara, non insegue. Osserva. Osserva così bene da insinuarti il dubbio che ti conosca da prima di te stesso. Il suo talento non è la forza, ma l’attenzione; non la velocità, ma la pazienza. È una lettrice di esseri umani, e le persone, si sa, sono romanzi scritti malissimo.

Sara conosce il linguaggio segreto dei corpi: un sopracciglio che si solleva di un millimetro, una spalla che si irrigidisce, una pausa di mezzo secondo di troppo. Dove gli altri vedono normalità, lei scova crepe. Dove gli altri fanno domande, lei aspetta le risposte che arrivano da sole. È l’investigatrice perfetta per un mondo che parla troppo e ascolta pochissimo.

Sarebbe un errore, però, ridurla a pura mente e metodo. Sara è anche una donna fatta di colpe, rimpianti e ferite mai rimarginate. Ha amato male, ha scelto peggio, ha perso persone che continua a cercare nei ricordi. Porta addosso una maternità interrotta, un amore finito nel modo più definitivo possibile e una malinconia che non chiede consolazione. Non si assolve, non si giustifica, non si piange addosso. Semplicemente, va avanti. Con fatica. Con ostinazione. Con quella dignità silenziosa che non fa rumore ma ha il peso del piombo.

Al suo fianco c’è Teresa, la Bionda: diversa in tutto, solare, energica, tangibile. Se Sara è l’ombra, Teresa è la luce che la rende leggibile. Insieme formano una coppia improbabile e perfetta, come se per capire il mondo servissero due sguardi opposti e una fiducia incrollabile. Sara osserva, Teresa agisce. Sara comprende, Teresa affronta. E nessuna delle due esisterebbe pienamente senza l’altra.

L’ironia di Sara Morozzi non si esprime in battute, ma in pensieri asciutti, in giudizi trattenuti, in una consapevolezza feroce delle debolezze umane – comprese le proprie. Non ama l’eroismo, diffida delle certezze e sa che la verità raramente è elegante. È spesso scomoda, a volte banale, quasi sempre dolorosa.

Eppure, è proprio per questo che Sara Morozzi è un personaggio che resta. Perché non chiede di essere ammirata. Chiede solo di essere guardata con la stessa attenzione con cui lei guarda il mondo.”

Di Vincenzo Anelli

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