LA LINCE Silvia Avallone 

LA LINCE, di Silvia Avallone (Rizzoli)

Di Silvia Avallone avevo letto molti anni fa Acciaio e più recentemente Cuore nero; decisa ad approfondire la mia conoscenza di questa scrittrice ho preso in prestito da una delle biblioteche che frequento, questo libro, La lince, credendolo un romanzo. Mi sono trovata invece di fronte ad una piccola pubblicazione contenente un racconto, anche breve- forse una quarantina di pagine-, che non ho avuto il coraggio di lasciare lì ma che, come mi aspettavo, non mi ha particolarmente soddisfatto, soprattutto perché non amo i racconti, che mi lasciano sempre come sospesa in una storia che mi pare incompiuta. È certamente un mio limite, ed anche questa volta mi è capitata la stessa sensazione.

Qui si narra la storia di due persone: Piero, un uomo di trentanove anni, bello, alto, distinto, che fa il ladro e che è la lince che dà il titolo al racconto; Andrea, un adolescente di circa 17 anni, anche lui di una bellezza affascinante ma ambigua, con gli occhi azzurri e pieno di piercing. Il loro incontro avviene in piena notte in un autogrill, dove la lince, Piero, si è fermato per rapinare la cassiera, credendo deserta la struttura; ed invece nel bagno incontra Andrea, che non si sa perché si trovi proprio lì in quel momento.

Ed è un incontro fatale, in cui ognuno dei due vede nell’altro qualcosa che muove le corde del proprio animo: forse per Piero Andrea è il giovane che avrebbe voluto essere e per Andrea la lince è una specie di padre, di guida; un incontro che è fatto di silenzi e di giornate passate a fare cose senza importanza, perché quello che veramente desiderano è stare insieme. Un breve racconto, una storia disincantata con atmosfere che forse potrebbero richiamare quelle di Morte a Venezia. Seppure insoddisfatta, non rinuncerò tuttavia a leggere altri libri della Avallone, cercando però stavolta di verificare prima che siano romanzi!

Recensione di Ale Fortebraccio
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1 Commento

  1. No mi stupisce che questi racconti l’abbiano delusa: la Avallobe è una scrittrice molto sopravvalutata, rispetto ad altre vone la Parrella, la Vinci o la Ciabatti. Ho letto Cuore nero e l’ho trovato sciatto, pieno di ripetizioni e con una trama talmente iperbolica da risultare non solo poco credibile, ma quasi irritante. Ha dalla sua “il personaggio” e, si sa, questo oggi fa premio sulla qualità della scrittura.

Commenti

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