IL COLPEVOLE È IL MAGGIORDOMO Riflessioni sui diversi modi di scrivere i Romanzi Gialli
Mi sono permesso di scrivere questa lunga riflessione su una questione che mi sono posto spesso e mi piacerebbe sentire la vostra opinione in merito. Grazie di cuore a chi avrà la pazienza e la perseveranza di leggere fino in fondo e vorrà condividere il proprio pensiero….
IL COLPEVOLE È IL MAGGIORDOMO
IN UN ROMANZO GIALLO È PIÙ IMPORTANTE LA STORIA, LO SVILUPPO DEI PERSONAGGI O NON RIUSCIRE A CAPIRE CHI SIA IL COLPEVOLE FINO ALLA FINE?
Sarò sincero, non sono mai stato un vero cultore del genere Giallo, e non per snobbismo, semplicemente ho sempre amato altre tipologie di storie e questo per anni ha occupato un posto marginale nelle mie letture, e anche adesso non posso esattamente definirmi un appassionato, per quanto abbia diversi titoli più che apprezzati e autori a cui sono narrativamente molto legato. Negli anni, però, parlando di letture con amici e conoscenti, ho spesso sentito questa frase, “quel Giallo non è granché, si capiva già chi fosse l’assassino” o di contro “bello, fino alla fine non capisci chi è il colpevole”; sono arrivato dunque a chiedermi se sia davvero la difficoltà nel capire chi sia il responsabile di un certo delitto a permetterci di dirimere tra un Giallo buono e uno scadente, o se ci siano altri elementi da considerare.
Certo, indubbiamente tenere alto il mistero fino alla fine è un compito arduo, a meno di non fare come Poirot che veniva a conoscenza per fatti suoi dell’elemento decisivo di un’indagine e la svelava solo nelle ultime pagine, oppure come Sherlock Holmes che sì usava il ragionamento, seguendo la massima “tolte tutte le strade impossibili quella che rimane, per quanto assurda, è quella vera”, ma con una serie di considerazioni e analisi di reperti al limite del surreale. Questo non vuol dire che solo ricorrendo all’assurdo sia possibile tenere alto il mistero fino alla fine, tanti autori sono bravissimi nell’architettare storie complesse che attraverso false piste, giochi di specchi e ribaltamento rendono estremamente arduo per il lettore il compito di scoprire il colpevole; va anche detto che la ricerca dell’assassino tra i lettori genera spesso quella “discussione tra pescatori” in cui si fa a gara a chi ha scoperto tutto per primo, chi a metà, chi è 1/3, chi addirittura dalla copertina, ma questo fa parte del folclore ed ha un sapore ludico a cui è difficile resistere. Il punto però è questo, basta la difficoltà nel trovare il colpevole, a fronte magari di una scrittura non particolarmente felice o di un’ambientazione o trama ordinaria, a stabilire se un Giallo sia o meno di qualità?
Benjamin Stevenson nel suo ottimo “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” si diverte a elencare le regole del “Giallo perfetto'” entra queste non c’è un’indicazione precisa di quando o dove l’autore debba rendere chiara l’identità del cattivo ma anzi deve fornire al lettore tutti gli strumenti per poterci arrivare da solo, svincolando quindi chi scrive da qualsiasi obbligo di originalità o di riservatezza.
Ci sono poi quegli scrittori che si sono divertiti in qualche modo a scardinare le regole del gioco, come il misterioso Geoffrey Holiday Hall che col suo “La fine è nota” fa un vero e proprio viaggio all’indietro partendo dal finale per ripercorrere gli eventi che hanno portato a quel fatto. Guardando in casa nostra non posso non citare il maestro Andrea Camilleri, maestro in tutti i generi letterari che ha sperimentato, ivi compreso il romanzo giallo. Eppure già con “La Stagione della caccia” il nostro faceva un’operazione piuttosto peculiare, svelando sin dall’inizio l’identità del cattivo e affrontando con la narrazione i sentimenti, gli eventi e le azioni con cui questo arriva a raggiungere il proprio scopo. Sappiamo bene, poi, che il grande autore di Porto Empedocle è conosciuto ai più per le opere del Commissario Salvo Mobtalbano, e tra queste ci sono dei gialli veramente pregevoli sia per scrittura che per sviluppo- “La gita a Tindari” per citarne uno- eppure ha sempre avuto un occhio di riguardo per lo sviluppo dei personaggi, arrivando talvolta a far prevalere questa componente sull’elenco giallo. Ne è un esempio “La vampa di agosto”, lavoro rimasto nella memoria degli affezionati più per le vicende umane di Salvo che non per il giallo e riprova ulteriore di questo è il fatto che il colpevole sia svelato ben prima della fine e neanche dal protagonista ma dell’ispettore Fazio, con conseguente rammarico del Commissario per la banalità del caso.
Vedendo quindi la grande varietà tra autori diversi e un atteggiamento spesso lontano dai canoni del Giallo classico torniamo a chiederci se veramente possiamo ridurre la valutazione di un romanzo di questo genere alla facilità o meno di individuare il colpevole prima del tempo.
Per quanto riguarda me e la mia pur misera esperienza, forse proprio perché sono più legato ad altri generi letterari mi sono sempre soffermato più sull’intrattenimento che quella data lettura riusciva a regalarmi, senza preoccuparmi- nè sforzandomi più di tanto- per capire chi potesse essere il cattivo di turno; chiamiamola ingenuità, voglia di leggerezza, sta di fatto che per parte mia preferisco mettere al primo posto una bella narrazione, un particolare contesto storico e sociale o un certo sviluppo dei personaggi principali. Questo non vuol certo dire che se un Giallo ha al suo interno altre componenti sia deficitario su altre- grazie al Cielo ho diversi esempi estremamente positivi in tale senso- ma certamente in un mio personale ordine di preferenza metterei ai primi posti altri elementi piuttosto che l’identità del villain di turno, un po’ come in un viaggio dove magari si sa già la destinazione finale e/o quello che ci aspetta ma la cosa più importante è godersi tutto quello che viviamo nel corso del viaggio.
Che poi diciamocelo, alla fine è così difficile individuare il colpevole? Tanto si sa che è sempre il maggiordomo!
Di Enrico Spinelli


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