LA TORRE NERA Stephen King

LA TORRE NERA, di Stephen King (Sperling Kupfer)

Ho letto La Torre Nera, di Stephen King
Avviso i potenziali miei lettori: post lungo. D’altronde, in tutto sono 9 libri!

Ho finalmente letto gli otto volumi (7+1) della saga della Torre Nera (1982-2012) di Stephen King, più il simpatico spinoff per bambini Charlie Ciu-Ciu (Charlie the Choo-Choo, 2016), pubblicato con lo pseudonimo Beryl Evans. La monumentale opera è, con accostamento (non paragone) apparentemente ardito, la Recherche di King, una sintesi narrativa lunga come un opus magnum della sua cultura, delle sue letture, della sua fantasia, del suo ego positivamente smisurato (ma anche della sua necessità di autoanalisi) e della stessa creazione letteraria.

Ci si perde nel viaggio, tra fantasy e western, del cavaliere pistolero, frutto della dichiarata e diretta combinazione del Childe Roland alla Torre Nera di Robert Browning (1855) e del Clint Eastwood dei film di Sergio Leone, mixato, come un cocktail, con più spruzzi di John Wayne.

Se però si dovessero menzionare tutti i riferimenti ci sarebbe da smarrirsi nella selva oscura delle citazioni e dei rimandi, esattamente come, nell’opera, i vari personaggi viaggiano attraverso diverse versioni della realtà più o meno terrena, distribuite in epoche temporalmente anche assai distanti fra loro, con lo scopo di raggiungere la Torre Nera, traguardo finale del cammino fra i mondi e chiave di volta di tutto. E spesso lo fanno, appunto, smarrendosi e ritrovandosi e smarrendosi…

Così, in questo ciclo di romanzi riconducibile allo schema de L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell, noi lettori incontriamo numerose individualità ed altrettanti esseri più o meno umani e/o mostruosi e, culturalmente parlando, slalomeggiamo in un ricchissimo e gustoso pentolone, dove bollono, ribollono e proliferano Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, Il Mago di Oz di L. Frank Baum, le leggende arturiane, H.P. Lovecraft, Dracula di Bram Stoker, Hansel e Gretel, le fiabe dei fratelli Grimm, Guerre Stellari, Star Trek, Edwin McCann, T.S. Eliot, William Shakespeare, il Don Chisciotte di Cervantes, il Lewis Carroll di Alice nel Paese delle Meraviglie, le Cronache di Narnia, lo stesso Stephen King e i suoi romanzi (L’Ombra dello Scorpione, Le notti di Salem, Shining, It, La zona morta, Cuori in Atlantide…). Mi fermo con i riferimenti, nella certezza che ne avrò dimenticati o non còlti chissà quanti…

Al termine della corposa lettura, cosa mi è rimasto, al di là del grande piacere di aver lungamente viaggiato con i personaggi del libro e di averla completata?

Innanzi tutto, la netta sensazione che, come scrivevo all’inizio, La Torre Nera sia, per Stephen King, quello che – mutatis mutandis e prendendo tale pensiero come impressione personale e non come confronto, analogia o spiegazione – ciò che per Proust fu la sua Recherche: al centro di tutto sta lo scorrere e il non scorrere sia del Tempo con l’iniziale maiuscola, sia dei tempi – più o meno dilatati o compressi – dei singoli, delle terre attraversate e delle alterne vicende.

Infine, la certezza quasi matematica che, per provare a conoscere davvero Stephen King, non si può non leggere La Torre Nera.

Di Enrico Zoi

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