Viaggio nell’universo narrativo di STEPHEN KING – Prima Parte (1970-1979)

PREMESSA
Pochi autori internazionali hanno occupato le mie ore di lettura e il mio cuore come Stephen King. L’autore di Bangor mi ha tenuto compagnia nei viaggi quotidiani che compivo tra Firenze e Pisa durante la specializzazione e molte delle sue opere mi sono rimaste profondamente impresse, cosi come la convinzione che il nostro sia molto di più di uno scrittore horror, e spero che questa trattazione in dieci parti possa convincere anche i più scettici sulla veridicità di quanto scritto sopra. Trattandosi di una mole di opere importante cercherò di essere il più sintetico possibile e di evitare/limitare riferimenti a trasposizioni filmiche se non strettamente necessarie; non tratterò inoltre le antologie di racconti dove il nostro figura insieme ad altri autori cosi come le storie singole che si trovano in qualche raccolta già trattata.
Devo fare alcune piccole premesse e mi scuso anzitempo per la prolissità.
Seguendo la lezione di H. P. Lovecraft anche King ha inventato delle città immaginarie inserite nel contesto del continente americano (le più celebri Derry, Castle Rock e Jerusalem Lot), contribuendo cosi a generare nel lettore una sensazione di realismo inquietante. Bisogna aggiungere poi che il nostro si diverte a inserire nelle varie opere personaggi, oggetti o riferimenti a questo o a quell’altro romanzo, creando una rete di legami intricatissima…non che questo pregiudichi la lettura intendiamoci. Un esempio lampante di quanto appena detto è la serie di “Torre Nera”, piena zeppa di riferimenti; per tale motivo io di solito consiglio di affrontare questa saga solo dopo aver letto tutto il resto, o per lo meno quei testi che maggiormente hanno dei punti di contatto. Potrà capitare che inserisca nelle recensioni qualche riferimento, ma un lavoro meticoloso risulterebbe impossibile e noioso.
Un’ultima cosa: i romanzi di King sono molto diversi tra loro e in base ai gusti ognuno ha le sue preferenze; in queste trattazioni ci saranno delle opinioni personali che non vogliono essere legge ma piuttosto un’occasione di confronto, vi prego dunque di essere clementi.
Detto questo tuffiamoci nella dimensione narrativa di Stephen King….e buon viaggio a tutti!
PARTE 1 (1970-1979)
[Pare quasi incredibile che questo primo decennio veda una carrellata di uscite che ancora oggi sono considerate tra i lavori migliori di Stephen King. Appaiono anche due titoli che riportano come autore Richard Bachman, uno pseudonimo utilizzato dal buon Stevie per evitare di inflazionare il mercato con piu titoli contemporaneamente… segno della grande ispirazione che accompagnava il nostro. Facciamo infine conoscenza con quello che sarà il “villain” per eccellenza di King].
Pubblicato più per insistenza della moglie Tabitha che per reale convincimento dell’autore, la storia di Carrie, una giovane ragazza col potere tremendo della telecinesi, isolata e bullizzata dalle compagne e oppressa da una madre estremamente bigotta e che vede il suo momento di speranza nell’invito al ballo della scuola da parte di un bellissimo ragazzo ci mostra già il grande livello di scrittura di Stephen King. Il racconto presenta vari punti di vista e diverse linee temporali eppure la lettura non risulta affatto frammentaria e consente al lettore di empatizzare con la figura della protagonista e col terribile destino che l’aspetta…Un romanzo a mio parere riuscitissimo, di grande impatto emotivo, con personaggi molto ben caratterizzati e con un segnale abbastanza chiaro: con King la speranza non è mai sicurezza del lieto fine.
Curiosità: pare che quando l’autore vide la trasposizione filmica realizzata da Brian De Palma nel 1976 (per me la migliore mai realizzata delle tante) rimase sbalordito del finale ideato dal regista, rammaricandosi di non averci pensato lui.

Una vecchia casa abbandonata di Jerusalem’s Lot viene acquistata da due uomini d’affari e subito dopo in paese cominceranno ad avvenire dei fatti strani e inquietanti come la scomparsa di alcuni bambini che ritornano sotto forma di vampiri, mettendo in pericolo l’intera cittadina.
Stephen King compie un’operazione ardita e per certi versi rischiosa, “trapiantare Dracula nel Maine”, eppure il risultato è assolutamente da applaudire: svolgimento incalzante, tensione e brividi a mai finire, passaggi e personaggi memorabili, una storia che pur ispirandosi al capolavoro di Bram Stoker mostra una sua personalità risultando, almeno per me, uno dei titoli migliori del Re… e delle opere con protagonisti i vampiri.

“UNA SPLENDIDA FESTA DI MORTE/SHINING” (1977):
Ecco l’opera che tutti conoscono, anche chi non ha mai letto niente di King, grazie soprattutto al film realizzato da Kubrick (per altro non amato dall’autore, ma questa è un’altra storia).
Jack Torrance, scrittore con un passato psicologico complicato, accetta di lavorare come custode in un grande hotel dove in passato si è consumato un grave fatto di sangue e vi porta la moglie e il piccolo Danny, un bambino col potere della “luccicanza”. I lunghi giorni trascorsi in solitudine e una serie di eventi metteranno a dura priva l’equilibrio mentale del nostro, con conseguenze spaventose.
Un romanzo horror di grande impatto, carico di tensione e con diversi passaggi veramente spaventosi, e allo stesso tempo una grande critica metaforica al sogno e all’istituzione familiare americana, oltre che ricco di situazioni e personaggi che rimarranno nella memoria dei lettori.
Piccola curiosità: esiste una serie tv realizzata dallo stesso King, scontento del lavoro svolto da Kubrick (tenete conto che i punti di contatto tra le due opere sono pochissimi), un lavoro più aderente all’opera originale… ma a mio avviso meno riuscito sul piano del coinvolgimento.

Prima uscita a nome Richard Bachman è il racconto crudo e diretto (una caratteristica di quasi tutte le opere uscita con questo pseudonimo) di un ragazzo che con il fucile tiene in ostaggio la sua classe, costringendo i suoi compagni a una sorta di seduta psicologica di gruppo. Un lavoro tanto lineare quanto coinvolgente grazie alla tensione che accompagna il lettore pagina dopo pagina. Purtroppo il fatto che questo libro sia stato trovato nelle case di alcuni protagonisti di omicidi ha spinto King a farlo togliere dal mercato e difatti si trova difficilmente e a prezzi non esattamente popolari. Dato il valore della lettura vale la pena di dare un occhio alle bancarelle dell’usato.

Prima raccolta di racconti di Stephen King, per chi vi scrive 20 storie tra le migliori realizzate da nostro, con una forte presenza dell’horror (“Il baubau”) e della fantascienza (“Io sono la porta”) e alcune che ispireranno lavori successivi come “la risacca notturna”. Da segnalare la presenza di due racconti ambientati a Jerusalem’s Lot.
Meritevole di menzione, tra gli altri, “Quitters, inc”, racconto di una società che “aiuta” chi vi si rivolge a smettere di fumare….con metodi non esattamente amichevoli. Senza dubbio la migliore raccolta di racconti di King e ideale per chi voglia avere una panoramica sulla proposta stilistica del nostro.

“L’OMBRA DELLO SCORPIONE/THE STAND” (1978):
Un terribile virus letale, variante dell’influenza, miete vittime tra la popolazione mondiale e in pochi sopravvivono e si organizzano in due campi profughi, uno dei quali guidato dalla figura demoniaca di Randall Flagg. Una volta scoperta la reciproca esistenza i due gruppi si contrasteranno fino a uno scontro conclusivo dalle conseguenze inimmaginabili.
Un romanzo corposo, soprattutto nella sua versione integrale, ricco di personaggi e di avvenimenti, un’opera distopica che porta con sè tanti elementi di realismo e sa essere estremamente coinvolgente anche nei passaggi meno dinamici. Si tratta inoltre del primo libro che ci presenterà uno dei cattivi per eccellenza di King, Randall Flagg, che ritornerà in altre opere.

Cento ragazzi vengono selezionati per partecipare a una lunga marcia, un percorso fatto di regole rigide tra cui una più importante di tutte, chi si ferma dopo tre avvisi viene fatto fuori; la marcia finisce quando ne rimane in piedi uno solo. Il romanzo, uscito a nome Bachman, ci permette di seguire il percorso di uno dei partecipanti, seguendone i pensieri, gli stimoli e le relazioni che instaura con gli altri partecipanti. Una storia spietata ma altrettanto coinvolgente, diretta nella trama e nello svolgimento e con un finale aperto quasi poetico…. e la sensazione, una volta chiuso il libro, di avere di gambe pesanti come dopo una lunga camminata.

Un uomo, rimasto in coma in seguito a un incidente in auto, si risveglia con un danno neuronale…e il dono della chiaroveggenza. Incalzato da reporter e forze dell’ordine che per motivi diversi vogliono sfruttare il suo potere il nostro cercherà vanamente di preservare la sua vita ma finirà col mettere il naso in una faccenda politica dai potenziali esiti drammatici.
Un thriller fantascientifico ben costruito e con una buona rappresentazione della società americana e delle sue contraddizioni, un’opera che fa empatizzare col protagonista e con il suo dono/maledizione. Fa la sua comparsa l’immaginaria cittadina di Castle Rock, protagonista di tante storie future del nostro, e il reporter Richard Dees, che ritroveremo in in un racconto successivo.

Di Enrico Spinelli


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