LA PANDEMIA VIRALE ipotizzata da King con L’OMBRA DELLO SCORPIONE Stephen King

LA PANDEMIA VIRALE ipotizzata da King con L’OMBRA DELLO SCORPIONE Stephen King

Rileggere King è sempre una esperienza nuova, rileggere L’ombra dello scorpione, dopo quasi un ventennio, in un momento come quello attuale è una risorsa di cui avevo l’intuizione ma non la percezione esatta, che è andata aldi là di ogni aspettativa.
l'ombra dello scorpione S. KingCerti libri sono più importanti di altri, quelli che apportano elementi che ti aiutano a riflettere con distacco, sulle situazioni vessanti, in cui è facile lasciarsi sovrastare dall’angoscia, sono memorabili.
Il Re ipotizza una pandemia di influenza creata in laboratorio nei segretissimi laboratori dell’esercito. I virus, si sa, sono furbi e riescono, per quante precauzioni si prendano, a sfuggire alla sorveglianza e questo virus è particolarmente dotato e letale: nel giro di una settimana falcia il 99% della popolazione mondiale e l’1% superstite si trova a fronteggiare una situazione apocalittica, immune a quel virus ma non a tutti gli altri, soprattutto non immune all’uomo che, come in ogni situazione di crisi seria, diventa, a sua volta, particolarmente letale.
Uno scenario esasperato, dunque, ma perfetto perché i Re ci dia il meglio delle sue capacità nel tratteggiare caratteri, situazioni, eventi, captare il fascio di tenebre che viene dal nostro presente e raccontarlo, riflettendoci su uno specchio terribile.
Un horror? Non più di quello che ci arriva seguendo un qualsiasi telegiornale, osservando le reazioni della gente sui social: dalla caccia all’untore, al sciacallaggio per rendere una calamità una appetibile occasione per lucrare, alle notizie vaghe, confuse, e allarmanti che più che piuttosto che indurre alla rassicurazione di un competente interventismo inducono a pensare al complotto e ad aprire una caccia al colpevole che non è mai connotato.
Personalmente mi son rifugiata in queste 1200 pagine, in questi giorni per sfuggire all’orrore.
King ci aiuta a comprendere il Male fornendogli dei contorni precisi, una fisionomia e poi ce lo descrive nei minimi particolari per raccontarci poi che il seme è dentro ognuno, insieme a quello del bene e che è una nostra scelta decidere quale delle due coltivazioni vogliamo privilegiare e curare.
Rari sono i casi in cui il male è congenito e rasenta la pazzia, quella feroce, ma le probabilità di incapparci sono esigue, il vero pericolo si annida negli individui normali, che esposti all’eccezionalità di una situazione di crisi, possono decidere di annaffiare il seme del male, per contro, alcuni che prima coltivavano equamente i due orticelli, in emergenza estirpano completamente il male e privilegiano il bene.
<<L’uomo può essere stato fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del Suo opposto. E cerca sempre di ritornare.>>
Ho sentito spesso giudicare negativamente i finali di Stephen King e in particolare il finale di questo, in realtà, i libri di S. King non hanno finale perché non è mai finita la lotta tra Bene e Male.
Recensione di Carmen Elisabeth Bonino

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