CARRIE Stephen King e il Genere Horror

CARRIE, di Stephen King e il Genere Horror

“Se Eraclito ha ragione e – la natura delle cose risiede nella consuetudine di nascondersi – allora dove cercare la grande arte, se non in un genere trash?”

Primo incontro del Circolo Letterario Comunale “Non prendiamoli sottogamba”.

Primo sottogenere letterario: l’horror.

Non potevamo non partire dal Re e il punto di partenza del Re è Carrie!

Romanzo che lo ha reso famoso e milionario, lui che fino a poco prima, insieme alla moglie e ai figli, faceva fatica ad arrivare a fine mese.

Poco meno di duecento pagine che hanno dentro una potenza deflagrante.

King nel 1974 osa affrontare tre argomenti tabù nell’America del tempo: il ciclo mestruale, il sesso e la religione.

E poi ci sono molti dei i suoi tratti distintivi: l’occulto e il mistero, la forza e la potenza dell’universo femminile, che può essere indomabile e negativa, l’indifferenza degli adulti nei confronti dei problemi degli adolescenti, il bullismo feroce e crudele, la violenza domestica qui mixata con il fanatismo religioso, e c’è una città, Chamberlain come Derry in It, consapevole ma immobile, attonita, paralizzata, totalmente e volutamente cieca.

Derry implode, Chamberlain esplode come in un immenso big bang apocalittico. Un inferno nato dalla totale mancanza di inclusione, accettazione, amore, comprensione, attenzione e integrazione.

In mezzo a tutto questo c’è lei, Carrie, “una rana tra i cigni”.

Carrie vuole solo essere accolta, dai compagni di scuola, dai professori e dalla madre.

Carrie vuole solo farsi accettare, nonostante la sua diversità, che altro non è che una particolarità.

E invece viene umiliata, anche quando pensa di esser riuscita a fare una breccia nel cerchio rosso di isolamento in cui l’avevano relegata.

Memorabile la scena della doccia di sangue di cui è vittima, lei poco prima incoronata reginetta del ballo scolastico di fine anno.

In questa fiaba non è Cenerentola che balla col principe, in questa fiaba lei mangia una mela avvelenata, è assalita dagli orchi, divorata dalle tigri.

Carrie oltrepassa il limite, perde la capacità di pensare razionalmente ed esplode, insieme a tutto e tutti, come una supernova.

E’ solo horror questo romanzo? E’ riuscito Zio Steve ad andare oltre agli stereotipi del genere che lo vedono Re indiscusso e consacrato? C’è solo terrore allo stato puro e niente più?

Secondo noi il salto lo ha fatto alla grande!

King ha utilizzato molti dei punti fermi del genere, sapientemente rimaneggiati dal suo grande talento di scrittore, per far arrivare ai lettori messaggi potenti, per far discutere di temi forti e importanti:

questo romanzo ha una straordinaria capacità di esplorare gli abissi dell’alienazione adolescenziale, il dolore di sentirsi estranee, Carrie osserva il mondo dalle pareti invisibili dell’esclusione; è una metafora illuminante, il simbolo delle ingiustizie patite dalle donne; con questo romanzo King racconta della follia religiosa che non conosce vergogna, del male profondo e incontrovertibile insito nell’uomo.

La paura è un sentimento estremamente umano e quello che King fa nei suoi libri è portarti nella stanza dove giace il più oscuro dei traumi, quello che non conosce medicina e sta lì ad osservare cosa accade quando una vita ordinaria e ordinata inciampa nel cambiamento.

“Sono un milione le cose di questo mondo che non so fare. Ma se volete che io vi porti via, che vi spaventi o vi avvinca o che vi faccia piangere o ridere allora sì, posso. Posso farlo”

Buona lettura!

 

Di Cristina Costa

 

CARRIE Stephen King

CARRIE Stephen King

 

NON PRENDIAMOLI SOTTOGAMBA

“NON PRENDIAMOLI SOTTOGAMBA”

 

L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

Commenta per primo

Commenti

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.