TORNARE AL CAIRO, di Denise Pardo (Neri Pozza – novembre 2025)

Avrei voluto portare mio figlio in viaggio in Egitto, da sempre appassionato della sua storia e di quella dei faraoni, invece in questo libro ho letto di un Egitto a me sconosciuto, non solo quello delle piramidi ma anche di un Cairo anni ’50 quale città cosmopolita, accogliente e pluralista, dove trovano rifugio, vivendo nel reciproco rispetto, famiglie ebree sefardite e ashkenazite, famiglie di origini europea, francesi britanniche e italiane, famiglie turche e libanesi, almeno fino a quando non sale al potere il comandante Nasser, che costringe poi molte famiglie straniere a ritornare nelle terre di origine perché sempre più densa e radicata diventava l’identità nazionale.
E proprio questa convivenza pacifica di più culture è l’aspetto che mi ha meravigliato e colpito, il prevalere di quel valore che è il rispetto, a noi oggi quasi sconosciuto.
Un libro le cui pagine non solo si fanno leggere, ma si fanno sentire anche; si percepiscono con tutti i cinque sensi: così ci si inebria del profumo del gelsomino, si odorano gli anelli di pane tenero cosparsi di sesamo appena sfornati, si assaporano datteri e dolcetti con cocco grattugiato, thè nero, caffè bianco ai fiori di arancio, si ascoltano voci dai differenti idiomi, modi di dire arabi e yddish, si vede la luce dorata proiettata sulle piramidi, si avverte il caldo soffocante delle prime ore pomeridiane fino a toccare con mano una vita sfarzosa ricca di atmosfere vibranti.
Per alcuni giorni ho vagato tra le stanze di casa mia riordinando cose fuori posto ma senza concentrazione: Fanny, Ninì, la Signora Barzel e Kate mi sembravano con me nel salotto come se fossimo tutte nella fastosa villa di Gezira o alla pasticceria Groppi e il pensiero di Beirut con i suoi viali pieni di cedri mi rimandavano al mio matrimonio dove le mie amiche suonarono e cantarono ‘Vieni dal Libano’.
Insomma, sono stata travolta da Tornare al Cairo che mi ha ipnotizzato come quell’incantatore di serpenti – anni fa – nella piazza di Jemaa El-Fna.
E poi si apprende una pezzo di storia egiziana ignorata o forse solo dimenticata.
Quando ho terminato di leggere il libro, ho preso quello nuovo che mi attendeva ma le pagine non mi coinvolgevano ed il mio pensiero era ancora là, allora di corsa sono andata in libreria ed ho acquistato il primo libro dell’ autrice, La casa sul Nilo, e continuo a respirare aria calda e affascinante.
Buona lettura e perdetevi nell’intreccio di lingue, di culture, di piatti tipici, di profumi che le parole di queste pagine evocano con tanta maestria.
Grazie Denise Pardo di questo caldo abbraccio (dopo L’avversario di Carrere)!
Recensione di Barbara Agostinelli


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