JOHN FIGLIO DI JOHN, di Douglas Stuart (Mondadori – settembre 2026)

Ogni anno cerco di leggere i libri candidati al Booker Prize, perché ammiro la scelta variegata della giuria: libri da tutto il mondo, tradotti in Inglese da molte lingue e culture. Qualche volta alcuni titoli approdano anche in Italia.
Questo romanzo è stato una sorpresa costante: i temi affrontati sono molti… il ritorno a casa e alle proprie origini isolane (la storia è ambientata sull’isola di Harris in Scozia), l’identità sessuale dei giovani e (sorprendentemente anche degli adulti), la vita in una comunità calvinista rigorosa e severa ma ormai ridotta a pochi fedeli e il conseguente tema della conciliazione fra la fede e la vita reale. E poi si parla di famiglia, di povertà di duro lavoro nel croft e dell’arte della tessitura del tweed (c’è in tutto il libro un’attenzione meravigliosa per i colori della natura e per le definizioni precise di ogni possibile sfumatura).
Insomma, un libro “diverso”, crudo, spiazzante, sorprendente, ricco, profondamente legato alla terra e al mare delle Ebridi.
Non saprei se consigliarlo a tutti, forse chi ha più familiarità con la cultura scozzese e con un approccio nordico alla vita lo potrà capire più a fondo. Ma tutti apprezzeranno la scrittura limpida, tragica, irriverente, dissacrante e a tratti persino comica di Stuart. E ameranno il personaggio della nonna, Ella.
“Isole dentro isole” borbottò Ella, “dentro isole, dentro isole”.
…che è la sintesi del significato dell’intera narrazione.
Recensione di Franca Accettulli


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