Il Libro del Mese: ANCHE LE STATUE PARLANO, di Edoardo De Angelis (Readaction – aprile 2025)

“Sono fatta di pietra, ma custodisco il calore di mani antiche. Non ho voce, ma da secoli vi osservo. E aspetto che qualcuno mi ascolti.”
Amo ogni forma d’arte. Amo ciò che nasce dall’urgenza di esprimere, di lasciare un segno, di comunicare qualcosa che va oltre le parole. Credo che l’arte sia la manifestazione più autentica dell’originalità e della creatività dell’essere umano: un ponte tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere. Per questo, quando ho incontrato *Anche le statue parlano* di Edoardo De Angelis, ho sentito subito che non era solo un libro: era un gesto d’amore verso la memoria, la bellezza e l’umanità.
“L’archeologia scava nel terreno, e in quel profondo cerca memorie, reperti, oggetti e segni di un altro tempo, di altre genti. Il cantautore, invece, scava nei cuori, nelle anime, nei pensieri, per trarne tracce di sentimenti nascosti, di pene sommerse, di parole non ancora pronunciate”.
È da questa doppia vocazione – quella della terra e quella dell’anima – che nasce questo libro, che unisce la delicatezza della poesia alla profondità della memoria.
“Anche le statue parlano” non si limita a raccontare: restituisce voce. Ogni statua, ogni reperto, ogni frammento custodito nei musei diventa protagonista di un monologo teatrale che non spiega, ma evoca. De Angelis non interpreta il passato, lo lascia parlare. E lo fa con una scrittura che è insieme pudica e potente, capace di accarezzare la pietra e farla vibrare di umanità.
Quello di De Angelis è un progetto profondamente originale, che fonde arte, storia, musica e parola in un gesto creativo raro e necessario. La sua genesi, avvenuta durante il periodo sospeso e doloroso della pandemia, è già di per sé una testimonianza: anche nei momenti più bui della nostra storia collettiva, l’arte continua a nascere, a resistere, a offrire bellezza. In un tempo in cui tutto sembrava immobile, questo libro ha saputo dare voce a ciò che sembrava muto, trasformando il silenzio in racconto e la distanza in ascolto.
In questo dialogo tra passato e presente, tra pietra e voce, si inserisce un’intuizione centrale del libro: “Il museo fornisce bellezza, estetica e il peso della storia, il teatro risponde con il corpo, dinamica ed empatia.” È proprio da questo incontro che nasce qualcosa di nuovo: un modo diverso di avvicinarsi al museo, non più come luogo statico di conservazione, ma come spazio vivo, attraversato da emozioni, da storie che si incarnano e si fanno esperienza. Il teatro restituisce movimento alla materia, e il museo si apre a uno sguardo più umano, più intimo, più partecipe.
I monologhi che compongono il libro sono piccoli atti teatrali, ma anche confessioni intime. Ogni oggetto si fa narratore della propria storia, e nel farlo ci rivela qualcosa di noi. Non c’è retorica, non c’è nostalgia: c’è solo il desiderio di ascoltare ciò che è rimasto in silenzio troppo a lungo. E così, tra le pagine, le statue non sono più fredde presenze museali, ma creature vive, testimoni di un’umanità che ancora ci appartiene.
Ogni voce è un tassello di un disegno più grande, un filo che cuce insieme passato e presente. L’arte, in questo libro, non è solo contemplazione: è memoria vivente, capace di attraversare i secoli e dire ancora qualcosa di vero a chi sa ascoltare. È un invito a rallentare, a guardare con occhi nuovi, a sentire con la pelle ciò che lo sguardo rischia di dimenticare.
E non solo: le storie hanno anche qualcosa di sorprendentemente divertente. Sono attraversate da una sottile ironia che le rende leggere, brillanti, a tratti irresistibili. Uno spasso, davvero.
Perché solo chi possiede una profonda sensibilità e una conoscenza autentica dell’animo umano può maneggiare l’ironia con tale grazia. In queste pagine, essa non ferisce né distoglie, ma accarezza con leggerezza, illuminando le pieghe più intime della memoria e dell’emozione.
“Anche le statue parlano” è un libro da leggere con rispetto, da ascoltare più che da sfogliare. È un viaggio silenzioso ma profondo, che ci ricorda che non siamo mai davvero soli davanti alla storia. Perché ogni statua che ci fissa, ogni frammento che ci sopravvive, ci sta chiedendo – con la forza gentile di un sussurro – di ricordare.
Chi è Edoardo De Angelis
Edoardo De Angelis è un cantautore, autore teatrale e narratore raffinato. Attivo sulla scena musicale italiana fin dagli anni Settanta, ha collaborato con artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Sergio Endrigo. La sua scrittura è sempre stata attraversata da una profonda attenzione per la parola e per la memoria. Con “Anche le statue parlano”, De Angelis conferma la sua capacità di dare voce a ciò che apparentemente tace, trasformando la materia in racconto e il silenzio in emozione.
A tutti i lettori
A chi sa ascoltare il silenzio delle cose.
A chi si ferma davanti a una statua e sente un battito.
A chi crede che l’arte non sia un lusso, ma un modo per restare umani.
E a chi, anche nei giorni più bui, continua a creare bellezza.
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”
Pablo Picasso
P.S. Dimenticavo di dirvi una cosa: alla fine di ogni storia c’è la possibilità di vedere la statua che ha raccontato, semplicemente inquadrando un QR Code con il telefono. E ve lo confesso… una volta che l’avrete ascoltata, non potrete fare a meno di volerla incontrare. Guardarla negli occhi. E abbracciarla. Sul serio.
Con il QR code presente nel libro “Le statue parlano”, si accede a contenuti multimediali relativi alle statue raffigurate nel testo. In particolare, si possono ascoltare le storie delle statue, narrate dagli stessi personaggi rappresentati, in italiano, inglese o dialetto parmigiano, e in alcuni casi, anche tramite videochiamata in L.I.S. (Lingua Italiana dei Segni)
Recensione di Patrizia Zara


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