CERCANDOCIELI, di Rosanna Copez (Il Maestrale)

Ho preso questo piccolo libro edito da Il Maestrale da una delle biblioteche che frequento, senza rendermi conto che l’autrice era la moglie di Sergio Atzeni, uno scrittore sardo che ho amato tantissimo- indimenticabili sono i suoi Il quinto passo è l’addio e Passavamo sulla terra leggeri – purtroppo scomparso troppo precocemente a 43 anni, con il quale la Copez aveva scritto Fiabe sarde.
E’ questo un libro autobiografico che attraversa un periodo storico a me particolarmente caro, dagli anni 70 alla metà degli anni 90, il periodo della giovinezza dell’autrice ma anche il mio, anche perché, tra l’altro, a metà degli anni 70 mi sono trasferita dalla Toscana, dove sono nata, e dall’Umbria, dove è nata mia figlia, alla Sardegna, a Cagliari, che è anche la città di Rosanna Copez. E nel leggere la storia di questa donna, ho potuto respirare di nuovo l’entusiasmo della generazione di chi è nato poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, i cosiddetti boomer, per il fermento politico e culturale di quel periodo e per le rivendicazioni di diritti, per i lavoratori, per le donne, per tutti i cittadini- sono di quegli anni lo statuto dei lavoratori, la riforma della salute, le battaglie femministe e le contestazioni studentesche-; qui ho assistito pure alle delusioni, ai dolori, alle perdite che hanno funestato la sua vita di questa donna, anche moglie e madre, sino alla ricerca di se stessa in un altrove dove trovare serenità e pace. “Cercavocieli cercocieli cercheròcieli. Cieli da cercare cieli da trovare…… Ci sono andata davvero a cercare cieli. Antichi. E ho trovato acqua di cascate, suono di mare e odore di terra e di bosco. Ho incontrato me stessa…..”
Un piccolo libro denso di significati, che racconta una vita piena di illusioni e delusioni, di gioie e dolori, di amore e morte, come un po’ è la vita di ciascuno di noi, alla ricerca di un qualcosa che possa dare un senso alla nostra esistenza su questa terra dove, come diceva il suo sposo Sergio, è importante camminare leggeri.
Recensione di Ale Fortebraccio


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