MEMORIE DI ADRIANO Marguerite Yourcenar

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MEMORIE DI ADRIANO, di Marguerite Yourcenar

Marguerite ha covato questo libro dentro di sé per 30 anni.

Ha iniziato a scriverlo poco più che ventenne ma, per sua stessa ammissione, questo è un romanzo che non si può osare prima dei quaranta.

L’ ha tenuto dentro se stessa, meditato, dimenticato, sognato, infine ritrovato; quando ha iniziato finalmente a realizzarlo si è messa a scrivere tutte le notti per poi tagliare e smussare le parti superflue ogni mattino; se così non fosse stato, oggi avremmo un volume di oltre mille pagine anziché uno di poco più di 250.

Fa venire in mente gli scultori che incidono il marmo; Michelangelo diceva che la statua era già dentro il blocco e che stava all’artista togliere il superfluo e liberare l’ essenziale, il capolavoro.

Questo libro è così: è stato lentamente scolpito e ha infine rivelato la sua grande bellezza.

MEMORIE DI ADRIANO Marguerite Yourcenar recensioni Libri e News UnlibroSi tratta della storia biografica dell’imperatore Adriano, storia trattata con grande veridicità e attendibilità. È scritta in prima persona e devi fare uno sforzo per ricordarti che quella che leggi non è la voce del protagonista: l’ autrice è riuscita nella fatica immane di cancellare se stessa e l’ opera che ne risulta è molto più che credibile. È magnifica.

La figura di Adriano è semplicemente straordinaria, quella di un uomo che con un incessante lavoro interiore è riuscito a realizzare pienamente se stesso in un’ epoca unica: “quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”.

Questo libro è un bagno nello spirito di quella età dell’ oro dove la razionalità, la logica, l’ amore per la bellezza, sono stati i fari che proteggevano dalle tenebre delle barbarie e del fanatismo.

Il grande sogno che è stata Roma.

E poi il mito commovente di Antinoo, i culti greci e romani che, con ignoranza, ho sempre ritenuto in qualche modo immaturi, con questi dèi capricciosi ma che invece, nella loro assenza di dogmi, lasciano grande spazio alle libertà personali e alle spiegazioni razionali dei fenomeni; l’ ombra della religione giudaica, in quella terra a cui Adriano darà il nome di Palestina, è vista come un pericolo per l’ umanità non meno di quei popoli barbari che premono sui confini orientali dell’ Impero.

È stata una bella rivelazione questo libro.

La parte finale è meravigliosa; si coglie tutta la difficoltà di lasciar andare la vita per un uomo che l’ ha amata e vissuta tanto intensamente.

Un uomo solo e, d’altro canto, legato a tutto.

Ho apprezzato moltissimo la scelta del suo successore, Marco Aurelio, nonostante egli abbia una personalità quasi in antitesi rispetto a quella di Adriano: austero il primo, edonista il secondo.

L’ imperatore non ha voluto una sterile fotocopia di sé e noi sappiamo bene oggi che è stata una scelta saggia.

“Tu non mi ami molto. Tu fiuti in me una saggezza opposta a quella che ti insegnano i tuoi maestri, e, nel mio abbandono ai sensi, un metodo di vita in antitesi alla severità del tuo, e che pur tuttavia gli è parallelo. Non importa: non è necessario che tu comprenda. Vi è più di una saggezza, e sono tutte necessarie al mondo: non è male che si alternino”.

Questo libro compare in qualsiasi lista de “i cento libri da leggere nella vita”.
Di sicuro entra nei miei primi 10, forse nei miei primi 5.

In attesa dell’ Opera al nero.

Recensione di Nicoletta Tamanini

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