FELICI CONTRO IL MONDO Enrico Galiano

FELICI CONTRO IL MONDO, di Enrico Galiano  (Garzanti) 

 

 

Non ho resistito alla tentazione di proseguire con le vicende di Gioia. Dopo Eppure cadiamo felici mi era rimasta la sua voce, quel modo sghembo e lucidissimo di stare al mondo, di sentirsi fuori posto e insieme ostinatamente presente. Ritrovarla in Felici contro il mondo è stato naturale, come se la sua storia chiedesse ancora spazio.

Si conferma il mio giudizio su Galiano. La critica gli riconosce spesso la capacità di raccontare l’adolescenza senza ridurla a formula, tenendo insieme fragilità, ironia, disagio, desiderio di riconoscimento e bisogno di appartenenza. La sua esperienza di insegnante si avverte nello sguardo ravvicinato, nella conoscenza dei passaggi interiori che gli adulti tendono a liquidare troppo in fretta.

Galiano scrive per arrivare a chi legge. La sua prosa è diretta, emotiva, accessibile, costruita su frasi incisive e su una forte fiducia nelle parole. A tratti questa tensione verso l’intensità può apparire marcata, soprattutto per un lettore adulto ed esperto; nei momenti migliori, però, trova misura quando lascia respirare Gioia, le sue esitazioni, la sua intelligenza ferita, il suo modo personale di cercare un posto nel mondo.

Ha senso leggerlo da adulti? Secondo me sì, se non gli si chiede di essere ciò che non vuole essere. Galiano non cerca una costruzione narrativa complessa o stratificata; sceglie una lingua chiara, vicina ai ragazzi e a chi, da adulto, conserva memoria delle proprie fratture. Alcuni passaggi possono risultare prevedibili, ma liquidarlo come banale sarebbe ingeneroso: la sua forza sta nel nominare sentimenti semplici solo in apparenza, quelli che nell’adolescenza sembrano enormi e che, negli anni, continuiamo a riconoscere sotto altre forme.

Felici contro il mondo conserva il nucleo più riconoscibile della sua narrativa: la scuola, le relazioni, la solitudine, il sentirsi diversi, la necessità di essere visti senza essere semplificati. Ho letto questo romanzo con il piacere di ritrovare Gioia e con la conferma che Galiano, quando resta aderente ai suoi personaggi, sa costruire una vicinanza sincera. Una lettura emotiva, limpida, più immediata che complessa, ma capace di riportarci a quell’età in cui ogni sentimento sembra assoluto e ogni ferita chiede ancora un nome.

Recensione di Karin Zaghi

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