INTIMITÀ SENZA CONTATO Lin hsin-Hui 

INTIMITÀ SENZA CONTATTO, di Lin hsin-Hui (ADD)

Che libro terribile! L’altra sera ero a casa di mia figlia e mi è capitato sott’occhio questo piccolo libro dalla copertina rosata con sopra disegnato una specie di essere alieno, forse una specie di robot; ho chiesto chi lo stesse leggendo e mio nipote, di sedici anni mi ha detto che glielo avevano dato da leggere dalla scuola- è al secondo anno di un liceo-. E mi ha detto che se ero curiosa potevo prenderlo per leggerlo anche io. Così ho fatto e mi sono trovata catapultata in un futuro, penso non troppo lontano, in cui la vita degli esseri umani potrebbe essere fortemente condizionata dall’intelligenza artificiale: un libro, per ora, solo distopico ma che ci impone alcune riflessione su cosa ed a chi dare il potere, su cosa significa avere un corpo ed una mente umana, su cosa intendiamo per identità e quale spazio vogliamo lasciare alla tecnologia sempre più invadente, che caratterizza questo nostro mondo attuale.

Già il titolo mi sembra abbastanza angosciante e prelude ad un mondo che non mi sembra possa piacermi: siamo qui in un mondo in cui gli esseri umani hanno demandato all’intelligenza artificiale il potere di regolare ogni aspetto della vita umana, con l’intento di eliminare dal mondo la sofferenza. Accade così che un governo tecnocratico gestito dall’IA impone il divieto di ogni contatto fisico tra le persone, perché questo viene considerato la causa più importante di infelicità; il mondo è così governato da una specie di occhio nero, sempre presente, che vigila su ogni gesto reale, ma quella che viene alla fine colpita è la libertà di fare delle scelte, anche accettandone il fallimento.

Tutta la vita diventa così una specie di simulazione artificiale, sino a quella che viene definita la procedura di ibridazione bio-sintetica, in cui della persona reale resta solo il cervello mentre il corpo diventa una specie di macchina asessuata che può relazionarsi solo con un suo alter ego androide, che diventerà sempre più simile a quello che resta dell’umano sino a prenderne quasi il potere, eliminando qualsiasi embrione di emozione che ancora dovesse persistere, in un processo che viene definito di sincronizzazione.

Un libro che ci fa riflettere su quanto siamo disposti a rinunciare, in termini di fisicità, di emozioni, di legami, per vivere in maniera più efficiente e sicura, un libro che è anche una riflessione politica su cosa possa significare eliminare le diversità che caratterizzano ognuno di noi e che sono proprio quelle che ci rendono particolarmente preziosi; un libro che ci parla del futuro per farci riflettere sul presente, quando ancora siamo in tempo per fare le scelte più giuste.

Un ultimo cenno sull’autrice: Li Hsin Hui è una giovane scrittrice taiwanese e questo è il suo primo romanzo in cui ha usato la sua preparazione umanistica per una riflessione sui dilemmi che la nostra società deve affrontare, per definire quale rapporto deve esserci tra esseri umani e tecnologia

Recensione di Ale Fortebraccio

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