UNA TRAGEDIA AMERICANA Theodore Dreiser

UNA TRAGEDIA AMERICANA, di Theodore Dreiser

E’ stato definito un falso classico, gli è stato rimproverato uno spirito eccessivamente moralista o fin troppo sovversivo, eppure è ancora oggi indicato tra i testi fondamentali della letteratura americana e ha ispirato celebri film nonché uno sceneggiato televisivo realizzato in Italia: è il capolavoro di Dreiser, che Cesare Pavese, in un saggio sulla letteratura americana, definì “un miracolo di pietà umana”.
Una tragedia americana Theodore Dreiser Recensione UnLibroClyde è un giovane squattrinato, allevato da genitori predicatori ambulanti, che si affaccia alla vita del tutto ignaro dei meccanismi che regolano tanto la società quanto l’agire umano.
Imbevuto solo dei precetti religiosi imparati dai mediocri genitori, il giovane permette che la sua vita sia governata solo dagli istinti, dall’inseguimento del piacere momentaneo e, rivelando un carattere moralmente debole e superficiale unito a una non brillante intelligenza, riesce a rovinare presto la sua vita e quella di chi gli sta accanto, arrivando addirittura all’omicidio.
Nella vicenda di questo arrampicatore sociale così ingenuo da risultare stupido, capace di uccidere ma incapace di comprendere le meccaniche che sta cercando di scardinare, l’autore ha identificato la quintessenza della tragedia interpretata secondo i canoni classici: i valori fondativi della società in cui si muove il protagonista, il così detto Sogno Americano sono quelli dell’apparenza, del denaro, della posizione sociale e sono questi ideali, in nome dei quali si può peccare di tracotanza fino ad arrivare all’omicidio, che hanno contribuito a creare persone come Clyde, ingenue, ignoranti, mediocri.
Il messaggio profondamente pessimista di questo romanzo si traduce in un atteggiamento di condanna senza appello non solo del colpevole, ma anche del sistema e si chiude con l’immagine del bambino al quale non verrà risparmiato uno stesso identico destino: l’America, agli occhi di Dreiser è colpevole non solo di aver creato una scala di valori e modelli accessibili solo ad alcuni privilegiati, ma anche per aver creato un sistema in cui i subalterni, i sottoposti e tutti coloro che si trovano in secondo piano non avranno mai una reale opportunità di conquistare il centro della scena.
Sulla scena della tragedia si avvicendano personaggi come Samuel Griffiths, il tipico americano che si è fatto da solo, che dal nulla ha tirato su un impero economico fidando solo sulle proprie forze e su quell’etica protestante che incarna perfettamente, cui fa da contraltare il giovane Clyde, anima nera suo malgrado, animato dalle medesime aspirazioni eppure destinato a un fallimento talmente eclatante da attirare sul romanzo e sul suo autore l’accusa di sovversione, perché dimostra che il sogno americano non è accessibile a tutti, come si vorrebbe far credere, ma è patrimonio di pochi, proprio perché impossibile per molti. Per un solo Samuel, decine di Clyde percorreranno la strada della perdizione.
Lo stile del romanzo, impostato come una tragedia elisabettiana in tre atti con un prologo e un epilogo, è fortemente diseguale presentando lunghe descrizioni, dialoghi languenti, tirate moraleggianti, capitoli che ripetono quanto già detto, rendendo la lettura in più punti francamente noiosa, mentre è da apprezzare la traduzione dell’edizione Frassinelli che riesce a rendere in un credibile italiano la sintassi sbilenca e i periodi ridondanti di Dreiser, che comunque scriveva in inglese senza essere madrelingua.
Il risultato finale è un enorme volume a metà tra il giallo giudiziario, il trattato morale, l’analisi psicoanalitica, la cui carica sovversiva è ormai evaporata, mentre rimane l’approccio oggettivo, naturalistico, moderno e una storia ancora attuale ai giorni nostri.
Per lettori che non si scoraggiano!

Recensione di Valentina Leoni 

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