Quando il lettore è soltanto un POLLO da spennare: LA CASA SENZA RICORDI Donato Carrisi

Feltrinelli KOBO Fomia maggio
Carrisi

LA CASA SENZA RICORDI, di Donato Carrisi (Longanesi – novembre 2021)

 

Buongiorno a tutti. L’impossibile è successo: ho finito di leggere tutti i libri che avevo in attesa! Peccato che, dopo un inizio sfolgorante di quest’anno, io abbia dovuto chiudere la coda con questo… coso. Dovrò presto tornare in libreria, mi sa.

Mi rendo conto che questa mia recensione risulterà molto divisiva, ma le sensazioni che questo libro mi ha lasciato sono talmente forti che sento proprio il bisogno fisico di condividerle.

Partiamo dal dato oggettivo. Il libro è composto da 400 pagine circa, e i capitoli sono tipicamente narrati in terza persona al passato remoto, tranne alcuni che seguono regole diverse. Fine del dato oggettivo.

Se chi ha letto “La ragazza nella nebbia” si aspetta di trovare lo stesso pathos e coinvolgimento, lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.

Questo libro è il secondo episodio di una saga dedicata a Pietro Gerber, l’addormentatore di bambini, cioè in buona sostanza un ipnotista pediatrico, e se cominciate a leggere questo senza aver letto il primo (La casa delle voci), sarà molto difficile capirci qualcosa. Un po’ come leggere “Il Signore degli anelli” partendo da ¾ del libro e sperare di farsi un quadro della situazione. Qui Carrisi perde circa tre microsecondi a fornire al lettore un minimo di premesse, ma sono largamente insufficienti allo scopo. Se lo scopo era quello di costringere il lettore a comprarsi anche il libro precedente, almeno nel mio caso ha miseramente fallito l’intento. Una cosa del genere non la si vede nemmeno nelle telenovele.

Detto questo, la storia si trascina stancamente narrando eventi che definire poco plausibili è dire poco. Fermo restando che le tecniche di ipnosi sono reali, nel libro si raccontano le gesta di un affabulatore così bravo che la gente viene ipnotizzata, specialisti inclusi, senza nemmeno rendersene conto. Roba che nemmeno Sibilla Cooman, la professoressa di Occlumanzia di Harry Potter, è così brava con l’incantesimo “Imperio”. Con queste basi, o prendete la vostra incredulità e la mandate a fare un giro al centro commerciale più vicino, oppure è chiaro che la lettura vi risulterà particolarmente sgradita.

Vi parlerò anche della conclusione. No, tranquilli, non ci sono rivelazioni. La conclusione non c’è, e non è un errore di stampa. Evidentemente è un espediente per costringere il lettore a comprarsi anche un terzo libro. Non trascenderò nel volgare linguaggio da carrettiere per commentare la cosa.

Faccio un piccolo inciso. Di saghe ne ho lette parecchie, e sono sicuro che la maggior parte di voi avrà fatto altrettanto. Ogni singolo episodio però ha un inizio e una fine, e le dinamiche dei personaggi sono tutte abbastanza chiare. Poi ci sono di sicuro alcune tematiche che restano appese o si rifanno a situazioni pregresse, ma il grosso della storia inizia e finisce. Anche nelle serie TV è così: ci sono dei fili di congiunzione fra i vari episodi, ma ogni puntata è una cosa a sé.

Qui, invece, l’impressione è di vedere un singolo episodio del Paradiso delle Signore, senza avere idea di cosa sia successo prima, assistere a delle vicende sulla cui plausibilità molto ci sarebbe da discutere, e poi arrivare ai titoli di coda, così, lasciando tutto incompiuto.

Basta, mi fermo qui perché credo sia abbastanza chiaro che questo libro mi abbia fatto particolarmente…

Voto: mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Recensione di Mitia Bertani

LA CASA SENZA RICORDI, di Donato Carrisi

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2 Commenti

  1. Mi trovi totalmente d’accordo. Ma, purtroppo, è già da qualche libro che Carrisi mi lascia, negativamente, senza parole.

Commenti

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