RITORNO A POMPEI, di Amélie Nothomb (Voland)

È un romanzo che si concentra su un’ idea , senza trama e per questo motivo è davvero spiazzante .
Pubblicato originariamente nel 1996, comincia con una domanda apparentemente assurda: e se la distruzione di Pompei non fosse stata un evento naturale? Nothomb prende questa intuizione e la porta all’estremo. La sua protagonista, A.N., viene catapultata nel 2580, dove incontra Celsius, un abitante del futuro che le racconta una verità molto più inquietante di quella che avrebbe potuto immaginare.
Da questo momento il libro diventa soprattutto un duello verbale. A.N. e Celsius discutono, si provocano, si contraddicono. Non è tanto quello che succede a tenere viva la storia, quanto il modo in cui i due personaggi cercano continuamente di avere la meglio l’uno sull’altra.
Ed è qui che si riconosce davvero la Nothomb: nella scrittura brillante, nelle provocazioni, nelle idee portate fino alle loro conseguenze più estreme. Il dialogo è spesso ironico, ma sotto l’ironia c’è qualcosa di molto meno divertente. Il futuro immaginato dalla scrittrice è un mondo che ha risolto alcuni problemi eliminando, semplicemente, le persone che li rappresentavano. La crisi energetica, le disuguaglianze, il rapporto tra Nord e Sud del mondo: Nothomb costruisce una società apparentemente razionale che, guardata più da vicino, si rivela profondamente disumana.
Ed è forse questo l’aspetto che ho trovato più interessante del libro. Pompei finisce per essere quasi un pretesto. La domanda non è più soltanto ” Chi ha distrutto Pompei? ” ma “Fin dove può arrivare l’uomo quando pensa di poter controllare la storia?”
Chi cerca una narrazione tradizionale potrebbe trovare questo libri freddo o persino troppo cerebrale. Chi invece ama i romanzi costruiti intorno a un’idea probabilmente troverà molto da apprezzare.
La cosa curiosa è che, scritto negli anni Novanta, il futuro immaginato da Nothomb non sembra poi così lontano. Alcune delle sue paure (l’esaurimento delle risorse, l’eliminazione della povertà attraverso soluzioni disumane, la convinzione che la razionalità possa giustificare qualsiasi cosa ) hanno ancora una certa inquietante attualità.
E forse la domanda più interessante che lascia non riguarda nemmeno il Vesuvio. Riguarda noi: se avessimo la possibilità di cambiare la storia per costruire un futuro migliore , quanto saremmo disposti a sacrificare per farlo?
Recensione di Egle Spano’


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