La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga – L’Ispettore Marco Pioggia (Alberto Beruffi)
Puntata n. 123
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L’Ispettore Marco Pioggia
Marco Pioggia è un ispettore schivo e determinato, con un profondo senso di protezione per i più vulnerabili, soprattutto quando si tratta di vittime innocenti. Ha dentro di sé il dolore per ciò che ha visto e soprattutto per ciò che non è riuscito a impedire: la morte della figlia. Ogni volta che un bambino è coinvolto in un’indagine, diventa più feroce, disposto a spingersi oltre il confine del consentito. Non per eroismo, ma per senso di colpa. Una caratteristica che lo porta a combattere quasi più contro i propri demoni interiori che contro i criminali.
Ogni caso lo attraversa, scava dentro di lui, riapre ferite che non si sono mai chiuse. I delitti che affronta hanno quasi sempre una componente simbolica, un messaggio, un disegno che va oltre la violenza immediata. Questo lo affascina e lo consuma. Sa che per capire certi assassini bisogna avvicinarsi troppo, e accetta il rischio.
Pioggia non si racconta molto, non vuol essere compreso da tutti. Ma l’attenzione alla musica e il modo in cui certe canzoni si insinuano nella sua testa, svelano qualcosa di profondo: la ricerca di un ordine emotivo in mezzo al caos. Durante le indagini, la musica diventa un modo per comprendere le emozioni, le tensioni, suggerendo connessioni che sfuggono concentrandosi solo sulle prove materiali.
Il Maggiolone rosso anni Settanta è l’unica vera eccentricità che si concede. Non lo ha scelto per nostalgia o per vezzo. È un’auto che racconta qualcosa di fermo nel tempo, come se Marco avesse deciso di non andare oltre un certo punto della sua vita. Guida veloce, usa l’auto come spazio di decompressione, ascoltando la musica che ama. Oppure per raggiungere una spiaggia o una cala dove dedicarsi al windsurf, quando, sospinto dal vento su una distesa d’acqua, si sente davvero libero.
Nonostante la tragedia personale, Marco Pioggia non si ritira: ritorna sul campo, affrontando casi complessi e angoscianti, come omicidi seriali o scomparse di bambini. E in ogni indagine ha una donna accanto. Le donne che incontra sono forti, competenti, autonome, e vedono in lui qualcosa che lui stesso fatica a riconoscere. Un uomo spezzato che continua ad andare avanti, e proprio per questo pericolosamente attraente. È una dinamica di intensità emotiva che nasce dal lavorare a contatto con il dolore, con il pericolo, con l’urgenza. Le indagini creano bolle chiuse, e dentro quelle bolle Marco è diverso, più scoperto, più fragile di quanto vorrebbe.
Il sesso arriva quasi sempre senza dichiarazioni, senza promesse. Accade. E quando accade, Pioggia non lo vive come una conquista ma come una tregua, un momento di sospensione dal peso che si porta addosso. Non cerca amore, cerca contatto, presenza, una forma di silenzio condiviso che per qualche ora non gli ricordi ciò che ha perso.
È consapevole che quelle relazioni sono destinate a spegnersi. Sa che lascia sempre qualcosa di incompiuto, a volte una ferita sottile. E sa anche che non potrebbe fare diversamente. La morte della figlia pesa anche qui. Non si concede legami duraturi perché non sopporta l’idea di avere ancora qualcosa da perdere. Ogni donna che entra nella sua vita lo avvicina pericolosamente a quella soglia.
Marco Pioggia non cerca redenzione. Vuole solo di riuscire a dormire di notte, con la sensazione di aver fatto qualcosa che alleggerisca il peso che si porta dentro. E quando non ci riesce, sale sul suo Maggiolone rosso e guida veloce con la musica a tutto volume.
La Redazione


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