L’UOMO CHE VENDEVA L’ARIA IN TERRASANTA Omer Friedlander

L’UOMO CHE VENDEVA L’ARIA IN TERRASANTA, di Omer Friedlander (NN Editore)

Ho sempre considerato straordinaria la capacità di alcuni scrittori di racchiudere nel breve spazio di una novella un mondo di fatti e ricordi, descrizioni e sensazioni, mentre non è insolito che autori di ottimi romanzi non riescano altrettanto bene nel racconto breve. Non è il caso di Omer Friedlander, esordiente anglo-israeliano, che nella raccolta “L’uomo che vendeva l’aria in Terrasanta” ci regala undici piccoli capolavori. Data la sua storia personale (nato a Londra, cresciuto a Tel Aviv da famiglia ebraica) ci si potrebbe aspettare che il tema principale sia la situazione politico-sociale del suo Paese.

In realtà, la Palestina e la sua storia tormentata sono soltanto lo sfondo su cui si svolgono le varie vicende; i protagonisti sono, come tutti gli uomini a qualsiasi latitudine, alla ricerca di qualcosa: c’è la madre che ha perso il figlio e torna ogni giorno al check-point dove lo ha visto per l’ultima volta, c’è l’uomo che tenta di sopravvivere vendendo bottiglie di aria ai turisti creduloni con l’aiuto di sua figlia alla quale non cessa mai di regalare l’illusione di una vita diversa, ci sono una madre e sua figlia che affrontano un viaggio di sette giorni (periodo prescritto per il lutto) alla ricerca dei loro cari scomparsi, c’è il primo amore tra una ragazza ebrea ed un ragazzo beduino. Tutti hanno qualcosa a cui aggrapparsi: un ricordo, una speranza, un oggetto o una foto.

Insomma non manca nessuno degli aspetti di vite variamente vissute che i personaggi, come ci dice l’autore stesso, gli hanno raccontato trovando in lui un “ascoltatore empatico”.

Recensione di Miranda Valsi

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