LE RAGAZZE DI VENTAS, di Dulce Chacón (Neri Pozza)

Chiaro esempio di come la traduzione di un titolo talvolta non abbia attinenza con il contenuto, “La voz dormida” (La voce addormentata/soffocata) è stato reso con un banale “Le ragazze di Ventas”, che farebbe pensare ad uno dei tanti romanzi sulla condizione giovanile. Si tratta, invece, delle testimonianze di alcune donne recluse dal regime franchista nel carcere madrileno di Ventas raccolte nell’arco di quattro anni dalla scrittrice Dulce Chacón.
Le loro voci, che non possono più risuonare fuori dalla prigione, si alternano dentro le mura del carcere e si intrecciano a quelle dei loro familiari che creano all’esterno un’intricata rete di amicizie e solidarietà. Così Hortensia, consapevole che appena avrà partorito sarà giustiziata, intreccia la sua voce a quella della sorella Pepita, mentre Elvira, la più giovane, cerca in tutti i modi di tranquillizzare il nonno. Tommasa, invece, non parla; lo farà soltanto dopo la morte di Elvira raccontando come il marito, i quattro figli e la nuora siano stati buttati giù da un ponte in Estremadura.
Lei, lasciata in vita perché racconti, non lo ha mai fatto finché non si rende conto che narrare è l’unico modo per resistere e sopravvivere. Quello che hanno fatto e detto sopravvive nelle azioni di chi vive fuori: di chi assiste di nascosto alle fucilazioni per recuperare frammenti di abiti da consegnare ai parenti, di chi tenta di fare arrivare cibo e notizie alle prigioniere, di chi si assume il compito di mantenere viva la memoria.
La voce soffocata, alla fine, si trasforma in un coro che canta la resistenza e la libertà.
Recensione di Miranda Valsi
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