MAIGRET E IL LADRO PIGRO, di Georges Simenon (Mondadori)

Devo fare una confessione che credo scandalizzerà molti amanti dei libri gialli: io non amo particolarmente Simenon anche se quando ero molto giovane avevo apprezzato la serie televisiva su Maigret, interpretata da Gino Cervi nella parte del commissario e da Andreina Pagnani nella parte di sua moglie. È quindi strano che pescando a caso dalla mia libreria di gialli mi sia ritrovata tra le mani questo vecchio libro edito dalla Mondadori, con la copertina tutta stropicciata, che non ricordo assolutamente di aver letto. Ho pensato così di rimediare ed ho scoperto che è uno degli ultimi libri scritto da Simenon, tanto che ci mostra un Maigret sempre più vicino alla pensione, un po’ disilluso sul suo lavoro, che vede la polizia dover sopportare le nuove regole della procedura penale, che mette il suo ruolo in posizione subordinata ai procuratori ed ai giudici che svolgono direttamente le indagini.
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Maigret che è un uomo della vecchia scuola mal digerisce questa situazione e quando gli capita di venire avvisato dall’ispettore Fumel del ritrovamento al Bois de Boulogne del cadavere sfigurato di una loro vecchia conoscenza- un ladro solitario per il quale Maigret provava una certa stima e simpatia- non sa resistere alla tentazione di svolgere una sua indagine, non convinto per niente che si tratti di un regolamento di conti come liquida questo assassinio il procuratore incaricato del caso. Questa indagine che svolge con grande riservatezza si inserisce nel lavoro che stava già facendo alla ricerca della banda che sta compiendo tutta una serie di rapine che preoccupano molto i suoi superiori.
Ma più che la storia quello che colpisce in questo giallo è l’atmosfera che viene magistralmente dipinta dall’autore: una Parigi descritta nei suoi vicoli e nelle sue case, con i personaggi che manifestano una loro dignità, anche quando svolgono un lavoro che la società condanna, sia quello del ladro o quello della prostituta. Mi ritrovo così a pensare che forse in questo libro Simenon mi è piaciuto di più proprio per la malinconia che impregna la storia, per questi personaggi così caratteristici, per il rimpianto dei tempi passati, per quella presenza appena accennata, nella vita quotidiana del commissario, della moglie così riservata ma sempre attenta ai bisogni ed all’umore del suo uomo.
Recensione di Ale Fortebraccio


Esattamente come per Camilleri le serie dei due commissari (Montalbano e Maigret) sono nettamente inferiori (commerciali ?) agli altri (mediamente splendidi) romanzi