GENTE DI TIMOR Felix Nesi

GENTE DI TIMOR, di Felix Nesi (Utopia – maggio 2026)

Ci troviamo a Timor, Indonesia, un’isola segnata da invasioni, occupazioni e conflitti. È proprio qui, nel villaggio di Oetimu, che Felix Nesi ambienta il suo romanzo, un romanzo corale in cui le vite dei suoi protagonisti si incrociano e si influenzano a vicenda.

Nesi ci accompagna in un luogo lontano, fatto di tradizioni, religione, povertà, violenza e memoria. Ma soprattutto ci presenta una comunità in cui il passato non è mai davvero passato: le guerre e le occupazioni hanno lasciato ferite profonde e continuano a condizionare le scelte e il destino degli abitanti.

La storia si sviluppa attraverso numerosi personaggi, ognuno con il proprio passato e le proprie ragioni. L’autore non ce li presenta tutti insieme: li fa entrare gradualmente nella narrazione, collegando una vicenda all’altra. Una storia porta alla successiva, un personaggio ci conduce a un altro e, poco alla volta, il lettore riesce a ricostruire il complesso intreccio che lega gli abitanti di Oetimu.

Tra i personaggi ci sono donne che mostrano grande forza e determinazione, come Laura, Maria e Silvy. Ognuna affronta in modo diverso una realtà difficile, fatta di guerra, imposizioni e convenzioni sociali. Le loro storie sono tra quelle che mi sono rimaste maggiormente impresse.

Ci sono poi gli uomini, spesso coinvolti direttamente nella violenza e nei conflitti. Alcuni sono vittime, altri carnefici, altri ancora si muovono in quella zona grigia in cui diventa difficile distinguere nettamente il bene dal male. Figure come Am Siki, Atino, Martin Kabiti e il sergente Ipi contribuiscono a rendere la storia complessa e imprevedibile.

La struttura del romanzo richiede un po’ di attenzione perché le storie sono tante e gli intrecci sono numerosi. A volte si ha la sensazione di perdersi, ma proprio seguendo questi percorsi apparentemente separati si arriva lentamente a comprendere quanto siano collegati tra loro.

E nonostante gli argomenti siano spesso duri , guerra, violenza, morte, povertà e vendetta, nel romanzo non manca l’ironia. Nesi riesce a inserire momenti capaci di strappare un sorriso e, allo stesso tempo, di mettere in luce le contraddizioni della società, della religione e del potere.

La narrazione ha inoltre qualcosa di circolare: ciò che all’inizio sembra soltanto un episodio isolato acquista un significato diverso man mano che conosciamo il passato dei personaggi. Alla fine, molti dei fili lasciati in sospeso tornano a intrecciarsi.

Un romanzo corale e complesso, che attraverso le vicende dei suoi personaggi racconta una terra segnata dalla Storia, dalla violenza e dalle contraddizioni. Di Timor non è una lettura semplice, ma è proprio questa ricchezza a renderlo un romanzo di grande spessore, originale e meritevole di essere letto

Recensione di Egle Spano’

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