LA MOGLIE DEL FASCISTA, di Roberta De Santis (Piemme – giugno 2025)

Marsica, 1927. Attraverso lo sguardo di Francesca, una giovane studentessa, il romanzo esplora un’Italia segnata dal consolidarsi della dittatura fascista e dalla repressione del dissenso. Cresciuta nella miseria della vita contadina, la ragazza vede nel fascismo una promessa di riscatto tanto da ribellarsi alla famiglia pur di iscriversi al Partito Nazionale Fascista. La sua rapida ascesa nel fascio femminile la porterà a confrontarsi con il significato della fedeltà a un regime dal quale sua madre e suo nonno, gli unici della sua famiglia sopravvissuti al terremoto di Avezzano, hanno sempre cercato di tenerla lontana. Finché non sarà il momento di scegliere…
La maestria dell’autrice sta nel raccontare la storia dal punto di vista di una mente ancora in formazione, vulnerabile alla propaganda e ai meccanismi psicologici e sociali che il fascismo sapeva attivare facendo leva su emozioni, bisogni di appartenenza e aspettative tipiche dell’età giovanile, amplificati dall’influenza della sua professoressa, Elisabetta. Più che gli eventi, sarà l’evoluzione emotiva della protagonista a dare senso e profondità al romanzo.
Tutti i personaggi risultano ben costruiti e il loro carattere affiora nel modo in cui si relazionano con la protagonista. Scorrevole, avvincente, con diversi colpi di scena che tengono il lettore attaccato alle pagine.
Chi conosce il contesto storico che fa da sfondo al romanzo, avverte un senso di impotenza di fronte all’impossibilità di mettere in guardia la protagonista, di spingerla a interrogarsi con oggettività su quell’ideologia che ha sposato e sulle promesse di ruolo che le vengono offerte. Si soffre, un po’ come accade nella vita reale quando ci si rende conto che i pregiudizi che le propagande spacciano per verità sono difficili da scalfire.
Recensione di Erika Polimeni


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