LA GIUSTA DISTANZA DAL MALE Giorgia Protti

LA GIUSTA DISTANZA DAL MALE, di Giorgia Protti (Einaudi – maggio 2025)

È un romanzo molto intenso e ben scritto da molteplici punti di vista.

Racconta la storia di una giovane dottoressa del Pronto Soccorso che è incastrata in turni massacranti, scarsità d’organico, le sofferenze dei pazienti, le cattiverie, il rapporto con gli infermieri , gli OSS, i pazienti e i parenti, le diagnosi infauste da comunicare e a tutto ciò che all’interno del PS e alla Medicina d’urgenza avviene quotidianamente e che diventa difficile da spiegare e/o da comprendere per chi vive fuori da quei luoghi. Il lavoro diventa per lei un buco nero che risucchia i suoi pasti, le sue relazioni, le sue amicizie, e rimane da sola cercando un modo per difendersi da tutta la bruttezza che la circonda.

L’ unica persona che sembra capirla e ascoltare le sue confidenze è una presenza alata che sempre più spesso la attende a fine lavoro.

All’inizio lei pensa sia un’allucinazione, frutto della stanchezza, ma la sua presenza si fa sempre più costante. Dice che ha tanti nomi e le fa scegliere quello che vuole. Lei lo chiama Lucifero e solo a lui riesce a esprimere i suoi veri pensieri, le sue paure, le sue angosce e lo fa perché proprio Lucifero la mette davanti ai fatti concreti, la costringe a esprimere le proprie emozioni. La tenta anche, offrendole una sigaretta al momento giusto o quella birretta che non dovrebbe bere quando guida.

La situazione surreale si intreccia alle intense giornate e nottate in PS, alle molteplici persone che vi accedono. Tra queste ce ne sono alcune che tornano ciclicamente, sono coloro che sono vittima di alcolismo o droghe. Il PS deve curarli nell’immediato, rimetterli in piedi, ma una volta fuori prima o poi ci ricascano.

Una in particolare ha un vero nome e cognome, a differenza degli altri: Giselda Curcio, 58 anni. Il suo archivio ospedaliero conta 126 passaggi per abuso etilico.

E Lucifero è interessato alla sua anima. Cosa accomuna Giselda con la dottoressa? E perché Lucifero l’attenziona?

In realtà hanno bisogno una dell’altra per salvarsi dall’abisso in cui le loro anime stanno sprofondando e il ruolo di Lucifero è determinante. Ma questo lo di scopre solo leggendo tutto il romanzo.

La recensione potrebbe essere finita qui, e voi potreste smettere di andare oltre se siete già stati incuriositi dal romanzo al punto da decidere di comprarlo, ma permettetemi di fare una disgressione perché altrimenti questo libro passerebbe per un romanzetto fantasy o poco più.

Intanto voglio aggiungere che l’autrice è veramente un’internista di PS ed è con assoluta autenticità che ci catapulta nella bolgia del PS, facendoci assaporare, gli odori, le sofferenze, le aspettative spesso deluse e le difficoltà quotidiane di un PS.

Ci restituisce un quadro vero di medici, infermieri e operatori sanitari che ogni giorno si annullano e cancellano i propri bisogni cercando a volte di fare l’impossibile col poco che hanno e quando non riescono a fare di più o a salvare una vita sono i primi che si sentono sconfitti.

La grossa difficoltà pratica quotidiana si somma alla grande fatica emotiva di restare umani ed empatici senza farsi risucchiare e annullare dalle storie. Non tutti riescono a farlo e a volte sembra più facile diventare insensibili, essere degli automi, rispondere male, tenere le distanze. Sembra il modo più facile per abbassare le difese e tenere le distanze dal dolore, appunto.

Ma ecco che abbassando le difese compaiono affaticamento, delusione, logoramento e improduttività che sfociano in prostrazione e disinteresse per la propria attività professionale quotidiana. Se mettete insieme tutti questi sintomi elencati su un motore di ricerca, troverete che è esattamente il nome di una sindrome che come un fantasma si ciba delle energie delle persone: burnout!

È un termine di origine inglese che letteralmente significa “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il burnout è una sindrome derivante da stress cronico associato al contesto lavorativo, che non riesce ad essere ben gestito.

Ho lavorato 20 anni in RSA e abbiamo fatto così tanti corsi per riconoscere e prevenire il burnout che l’ho riconosciuto subito nel romanzo e nella persona di Lucifero.

La protagonista del libro lo afferma di continuo, fa il pieno di bruttezza!

Nelle RSA o in PS, il tempo non basta mai. Tra turni serrati, emergenze continue e carenze di personale, direttori, coordinatori e operatori vivono spesso in uno stato di esaurimento cronico. Si smette di vedere e curare la bellezza degli ambienti e si fa largo lo squallore, l’incuria, il disordine. È una parabola discendente il burnout! Un’ abisso che può sfociare in maltrattamenti o malasanità, temi molto ricorrenti negli ultimi anni.

Lo squallore genera ambienti a «rischio» perché è considerato un «fattore sentinella» per i maltrattamenti verbali e fisici (cit. Letizia Espanoli).

Qual’è è l’arma migliore per non cedere la propria “anima” al burnout? Beh penso di aver capito che il modo migliore è non smettere di vedere il bello del proprio lavoro, non dimenticarsi di quella luce che ha illuminato la nostra scelta di vita orientando i nostri lavori e le nostre professioni, ritagliarsi del tempo per se stessi e per fare cose belle, fare atti di gentilezza quotidiani; ma soprattutto è importante conoscere le storie delle persone ed entrare in con-tatto con loro con gentilezza, iniziare a curare prima coi gesti e le parole e poi con le medicine. Ecco allora che Giselda Curcio offre alla nostra dottoressa proprio questo, la possibilità di riscoprirsi umana e riportare la luce nella sua professione. Lucifero diventa allora quello che indica il suo nome’ portatore di luce” le offre l’opportunità di vedere quella luce e raggiungerla.

Giselda alla fine del libro dice che ha avuto forse una visione, un sogno e quella visione le ha detto una cosa all’orecchio, una cosa bella.

Quale sia quella cosa bella non lo dice, ma io che ho letto il libro penso di essermi fatta una mia idea. Resta il fatto che a questo punto Lucifero sembra essere scomparso.

Perché se nonostante tutto scegli di restare umano e gentile, allontani la bruttezza e il burnout.

L’ autrice di questo libro è un genio e questo romanzo, introspettivo, dovrebbe essere consigliato e letto come strumento di formazione nella prevenzione del burnout nelle relazioni di cura.

Stra-consigliato anche come regalo a chi si riconosce nelle dinamiche emotive riportate.

Io mi sono molto ritrovata ed ho ansimato e sofferto con la protagonista e il finale aperto mi ha permesso di orientare il finale in modo personale e unico.

Recensione di Evelina Loffredi

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