IL CAMPIONE E LA BAMBINA Paolo Mirti

IL CAMPIONE E LA BAMBINA, di Paolo Mirti (Raffaello – settembre 2022)

 

LA TRAGEDIA DELLA SHOAH RACCONTATA AI RAGAZZI ATTRAVERSO LA MEMORIA DEL BENE

Il romanzo di Paolo Mirti ispirato alla storia vera di Gino Bartali

 

 

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Lavorando nell’editoria per ragazzi ho capito come un mezzo accattivante per raccontare la tragedia della Shoah ai più giovani sia quello di farlo non attraverso il resoconto del male, che pure ne rappresenta la vera essenza, ma piuttosto attraverso la memoria del bene che, sembra impossibile, fece capolino in alcuni luoghi anche in quei drammatici anni. Perché se c’è stato qualcuno che grazie al proprio coraggio è stato capace di opporsi alle leggi del genocidio e dello sterminio di massa, allora vuol dire che si poteva fare e che era possibile dire dei no.

Tra quei luoghi c’è stata sicuramente la città di Assisi, in cui grazie all’opera di un comitato clandestino coordinato dal Vescovo e formato da persone di diverse convinzioni religiose e idee politiche, centinaia di rifugiati ebrei sono riusciti a sfuggire alla deportazione nei campi di concentramento nazisti. Ed è proprio nella città di San Francesco che è ambientato “Il campione e la bambina”, il romanzo di Paolo Mirti ispirato a una storia vera accaduta tra il 1943 ed il 1944.

 

 

Non nego che la prima volta che ho letto le parole di Mirti mi sono appassionato, emozionato, commosso.

Il campione citato nel titolo è Gino Bartali, fenomeno del ciclismo, all’epoca dei fatti già vincitore di due Giri d’Italia e di un Tour de France. Un vero e proprio mito di una disciplina sportiva nella quale a eccellere erano proprio i figli delle classi più umili, uomini che affidavano ai pedali la loro voglia di riscatto grazie a un’antica abitudine alla sofferenza. È a Bartali che l’Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Elia Dalla Costa, nell’autunno del 1943 propone una missione molto rischiosa: aiutare il comitato segreto trasportando, nascosti nel sellino della sua bicicletta, i documenti d’identità falsi di cittadini ebrei rifugiati tra l’Umbria e la Toscana per farli stampare in una tipografia clandestina assisana. Gino detestava Mussolini e il fascismo per il culto della violenza, per la sistematica ingerenza da parte del regime nella vita delle persone e per la persecuzione contro gli ebrei. Non a caso uno dei suoi migliori amici, Giacomo Goldemberg, era proprio un ebreo.

 

 

A questa convinzione “politica” va aggiunto un aspetto “personale”: dopo la drammatica morte sui pedali del suo amato fratello minore Giulio per un incidente di corsa, Gino aveva maturato una sensibilità speciale per aiutare le persone in difficoltà “perché tutto il dolore del mondo ormai lo riguardava e lui sapeva riconoscerlo”. Per questo accettò di buon grado la proposta del Cardinale dalla Costa, iniziando la corsa più difficile della sua vita e scegliendo come percorso di allenamento il tratto Firenze-Assisi. Nascondendo quei documenti nel sellino della sua bicicletta, Gino metteva a rischio la propria vita.

La bambina citata nel titolo è invece una tredicenne ebrea, Lea Vetrelli, figlia di un professore universitario di Padova espulso dall’insegnamento dopo le leggi razziali.

Lea è sconvolta per la situazione che sta vivendo con la sua famiglia e non riesce a dimenticare il dolore provato per l’espulsione dalla scuola pubblica comunicatale un mattino mentre giocava con le compagne attendendo il suono della campanella mentre la maestra, il Preside e un funzionario di polizia cominciavano la loro brutale conta: i non ebrei da una parte e gli ebrei dall’altra. La famiglia Vetrelli arriva ad Assisi ed entra in contatto con il comitato clandestino che procura loro i documenti falsi portati da Bartali e indispensabili per ottenere un alloggio in affitto.

 

 

 

Nelle pagine del romanzo, il campione e la bambina non si incontrano mai, eppure entrambi riusciranno a sprigionare scintille di umanità e di coraggio nel loro cammino.

E quando nella Piazza del Comune di un’Assisi finalmente liberata sfilano gli alleati con i tedeschi in fuga, Lea sembra quasi fondersi in quell’abbraccio con la folla; dopo tanto tempo il futuro le si manifesta nella lunga fila di balconi fioriti dai quali affacciarsi. Sente di essere maturata, anche se sa che ha lasciato per sempre il suo essere bambina. Gino invece da tutta questa esperienza ha compreso qual è la sfida che lo appassiona di più: trasportare il suo grande talento di ciclista al di fuori dei pedali e metterlo al servizio di valori più elevati come la solidarietà e l’attenzione ai più deboli.

“Il campione e la bambina” è un romanzo per non dimenticare.

Recensione di Emanuele Ramini

IL CAMPIONE E LA BAMBINA Paolo Mirti

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