Abbiamo intervistato Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti e approfondito la loro scrittura a quattro mani partendo da “Nessun perdono”

Abbiamo intervistato Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti e approfondito la loro scrittura a quattro mani partendo da “Nessun perdono”

 

Intervista n. 272

 

 

 

 

 

Buongiorno, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista. Per prima cosa vi chiederei di presentare il vostro nuovo lavoro “Nessun Perdono“.

Grazie a voi! Si tratta del primo romanzo di una nuova serie crime –   siamo autrici seriali anche in virtù del nostro imprinting televisivo, avendo scritto per anni soggetti e sceneggiature per la lunga serialità – pubblicata da Guanda.  La protagonista, Angela Di Cori, è una psicologa investigativa a capo di una Crime Academy, una scuola di specializzazione per criminologi, che ha come collaboratori un team dei suoi migliori studenti. In questo primo romanzo Angela e suoi ragazzi devono occuparsi della morte apparente per overdose del figlio di un senatore, convinto che invece il ragazzo sia stato assassinato.

 

 

Quali sono le caratteristiche e i tratti più salienti della protagonista Angela Di Cori e quali gli stimoli che vi hanno portato alla sua nascita?

Nel panorama del giallo e del noir italiano ci sembrava che Angela, l’Accademia e i suoi ragazzi, impegnati anche nel volontariato dello sportello antiviolenza creato da lei, potessero rappresentare una novità. Ci intrigava il suo doppio ruolo di insegnante/mentore e di investigatrice sul campo e ci piaceva l’idea che avesse come collaboratori un piccolo gruppo dei suoi migliori allievi, perché questo ci permette di mettere i ragazzi in primo piano e di rivolgerci anche a quella fascia di pubblico, affrontando tematiche purtroppo molto attuali e delicate. Tematiche come la violenza assistita che hanno una forte risonanza per la protagonista, lei stessa orfana di femminicidio. Angela è una donna con un passato molto doloroso che però è riuscita a volgere al positivo, grazie al suo impegno nell’aiuto a chi ha vissuto esperienze traumatiche come la sua. Aggiungiamo che l’ambientazione nel ghetto ebraico di Roma per noi ha un significato particolare: si tratta di una comunità viva e solidale, dove Angela ha scelto di vivere e dove la nonna, che l’ha cresciuta, è una delle ultime testimoni della Shoa, convinta sostenitrice dell’importanza della necessità del passaggio di testimone. Infine, con questa nuova protagonista abbiamo la possibilità di confrontarci con un tema che ci è particolarmente caro, quello della famiglia. Per Angela lo è  quella dei nonni che l’hanno cresciuta, quella adottiva dei fratelli Benassi, importanti comprimari, e quella rappresentata dalla sua squadra di ragazzi.

Nel romanzo Angela crea una propria agenzia investigativa formata dai suoi studenti più brillanti, una cosa che nella realtà farebbe molto comodo, vista la gran mole di casi irrisolti nel nostro Paese. Quali sono a vostro avviso gli elementi principali che dovrebbe avere un’ Organizzazione di questo tipo?

In realtà un’organizzazione del genere esiste, l’ha ideata la criminologa Roberta Bruzzone. Nel suo campus i ragazzi più dotati partecipano alle indagini in cui è richiesto l’intervento della psicologa investigativa. Non a caso, quando l’abbiamo scoperto, ci siamo entusiasmate perché, a nostro avviso, poteva essere uno spunto molto interessante per una nuova serie di romanzi. Ovviamente noi abbiamo rielaborato l’idea per farla aderire ad un setting narrativo, nel quale ogni ragazzo ha una particolare intelligenza – creativa, analitica e visivo spaziale  –  in modo da essere complementari. Alla base dell’organizzazione del campus c’è un team di psicologi investigativi che si coordinano con le forze dell’ordine per sfruttare tutte le tecnologia più all’avanguardia.

 

Avendo un curriculum letterario molto ricco e con personaggi diversi ci potreste fare una carrellata delle vostre storie presentandoci i vari protagonisti?

Molto volentieri! Abbiamo tre serie crime all’attivo, con diverse sfumature dal giallo al noir, tutte con protagoniste femminili. Di Angela abbiamo appena parlato, ci sono poi le protagoniste della serie Emma&Kate, di cui abbiamo recentemente pubblicato il decimo volume, e quella di Fiat Lux, la poliziotta Luce Giordano, protagonista di due romanzi (il terzo ci auguriamo nel 2026).

Emma& Kate, un progetto scritto a più mani con Giulia Beyman e Paola Gianinetto (ognuna cura i propri romanzi ma i personaggi principali sono gli stessi), è una serie gialla più tradizionale, ambientata sul lago di Como, con protagoniste Kate Scott, una scrittrice americana di bestseller crime – che soffre di agorafobia a seguito di una drammatica esperienza e vive blindata nella sua splendida villa sul Lago – ed Emma Castelli,  un’investigatrice privata ex poliziotta, che ha lasciato il corpo dopo la morte del compagno e ha un bambino di sei anni. Una serie di eventi le porta non solo a collaborare ai vari casi dell’agenzia di investigazioni, ma a vivere insieme nella splendida Villa Mimosa di proprietà di Kate, dove – tanto per tornare in argomento – formano anche loro una famiglia sui generis. Il sostituto commissario Luce Giordano è un personaggio complesso, che ha richiesto un lungo periodo di approfondimento in quanto si tratta di una transessuale che comincia la sua carriera in polizia come Matteo e, dopo un sofferto percorso, porta a termine la transizione diventando Luce. Con tutto quello che una scelta del genere comporta nelle sue relazioni con i familiari, i colleghi, gli amici. Abbiamo avuto incontri con psicologi, psichiatri, transessuali e poliziotti, letto molto e visionato una infinità di filmati con testimonianze di persone che hanno fatto un percorso come quello di Luce. Era un argomento estremamente delicato ed è stata una sfida che, sinceramente, ci ha fatto tremare i polsi. L’accoglienza calorosa del pubblico di lettori e lettrici è stata la soddisfazione più grande. Le storie di Luce sono molto più noir, rispetto a quelle di Emma e Kate, e riflettono il nostro percorso, che ora più che sul “chi è stato” si focalizza sul “perché”, come accade anche in “Nessun perdono”.

Cosa vi spinge a creare storie e scenari diversi, anche dopo una lunga serie di pubblicazioni con un certo personaggio?

La voglia di cambiare e di sperimentare, che è anche la ragione di fondo per cui abbiamo scelto questa professione. Anche se è indubbio che ci si affezioni ai propri personaggi, in particolare a quelli seriali, e se noi curiamo con particolare attenzione la loro biografia e le loro relazioni emotive in modo che in ogni romanzo abbiano qualcosa da dire per non incorrere nel rischio di essere ripetitivi, è anche vero che il processo creativo che porta alla nascita di un nuovo personaggio è forse la parte più entusiasmante e irrinunciabile del nostro lavoro.

Oltre che romanzi avete curato anche la sceneggiatura di serie TV e film noir, che cosa vi affascina di questo mondo? E quali sono le sensazioni nel vedere quanto avete scritto trasposto sullo schermo?

È un mondo decisamente diverso da quello della scrittura di romanzi, si lavora molto in equipe e in alcuni casi si ha la possibilità di seguire tutto il processo creativo, fino alla produzione, e questo è senza dubbio molto interessante, anche perché ti mette in contatto con tante diverse professionalità che contribuiscono alla realizzazione della storia. Diciamo poi che quando si lavora ad una sceneggiatura si sa già in partenza che quello che andrai a scrivere verrà poi filtrato da altre figure tecniche, in primis dal regista, che dovrà fare suo quello che hai scritto interpretandolo, poi dagli attori che dovranno calarsi nei personaggi che tu hai immaginato in un certo modo e che assumono il loro volto. Talvolta le sensazioni sono positive, talvolta meno. L’importante è ricordarsi sempre che una fiction o un film è il frutto di un’opera collettiva, composta da tante professionalità diverse. Nella nostra esperienza, quando rivediamo sullo schermo la storia che abbiamo raccontato c’è sempre stupore, forse perché altri colgono aspetti a cui non avevamo dato molto peso o, all’inverso, perché sono riusciti a rendere reale e concreto quello che noi avevamo immaginato. Fra di noi quella che ama più la sceneggiatura è sicuramente Gabriella, forse perché viene dal teatro e, da brava montessoriana, ama il lavoro di gruppo. 

C’è tra i vostri romanzi e tra le vostre sceneggiature un’opera che vi è rimasta più nel cuore o che pensate avrebbe meritato maggiore considerazione?

Ad essere sincere no, per un motivo semplice: mentre scriviamo un romanzo è quello il libro – la sua storia, i suoi personaggi – che ha tutta la nostra attenzione, di testa e di cuore. Quando è pronto per camminare sulle sue gambe, lo lasciamo andare e, pur continuando a seguirlo, concentriamo le nostre energie su un nuovo progetto, che da quel momento avrà la priorità. In altre parole, possiamo dire che non ci sono “figli e figliastri”, ogni personaggio, ogni storia nasce da un lavoro di ricerca e approfondimento e ha con noi una connessione empatica, quindi occupa un posto importante. E no anche alla seconda domanda: fino a oggi l’accoglienza che i nostri romanzi hanno ricevuto ci ha sempre rese orgogliose ed è stato uno sprone per continuare e cercare sempre di migliorarci.

Come dicevamo prima, avete un nutrito numero di opere alle spalle scritte a quattro mani, quali sono i vantaggi, le sfide e le difficoltà nell’approcciarsi a un nuovo romanzo in coppia?

Va detto che noi abbiamo cominciato a scrivere insieme sin dall’inizio, è stata una scelta che è diventata il nostro marchio di fabbrica. Se siamo ancora qui dopo tanti anni, significa che abbiamo vinto la nostra sfida, ovvero unire le forze e le nostre diverse attitudini per ottenere un risultato migliore, nella convinzione che due teste siano meglio di una. Non è stato sempre facile, soprattutto perché abbiamo dovuto imparare ad accettare le critiche e a ingoiare, a turno, qualche rospo, ma ne è valsa e ne vale ancora la pena, perché ci completiamo e ci sosteniamo, ci facciamo da spalla a vicenda, abbiamo una possibilità di confronto, di scambio e di verifica che da sole non sarebbe possibile. E se una delle due sente il bisogno di fermarsi, c’è sempre l’altra pronta a … tirare la carretta.

I Social sono ad oggi la principale piazza di confronto e scontro, qual è il vostro rapporto con questa realtà?

È un rapporto imprescindibile perché oggi gli autori, se vogliono farsi conoscere,  accrescere il proprio pubblico e diffondere le loro opere non possono ignorare i social, che sono al tempo stesso una piattaforma di lancio e un modo per mantenere un contatto diretto con i lettori. Noi siamo molto presenti come autrici, cerchiamo sempre di essere professionali e, al tempo stesso, disponibili al confronto, che può essere moto gratificante ma va accettato anche quando si ricevono critiche, perché possono aiutare a migliorare il proprio lavoro.

Come ultima domanda, ringraziandovi per la disponibilità, vi chiedo una curiosità. Il panorama giallo/noir italiano è ricco di pubblicazioni ogni anno, quali sono a vostro avviso gli accorgimenti da adottare per non cadere nella banalità?

Domanda difficile. Prima di tutto non cedere a facili suggestioni del tipo “siccome vanno i serial killer, allora facciamo una storia con un serial killer”. Ma neppure, all’opposto,  puntare sul “famolo strano” a ogni costo. Chiedersi prima di tutto cosa si vuole raccontare e perché. Una volta messo a fuoco, lavorare su quello che secondo noi è l’aspetto più importante: i personaggi, le loro motivazioni, le relazioni tra loro, i rimbalzi emotivi che la storia ha su di loro. Una cura particolare va dedicata aIl’antagonista, al ‘villain’, che non solo non dev’essere il maggiordomo, ma deve avere anche lui/lei motivazioni forti e credibili. Questo gioverà alla storia e rafforzerà il protagonista grazie al conflitto tra lui e l’antagonista. Il plot è importante, un giallo deve funzionare, tutto deve tornare, ma sono i personaggi quelli che si ricordano e che fanno la differenza in mezzo a una ‘minestra’ di prodotti fatti con lo stampino, che dimentichi non appena chiuso il libro. 

Intervista di Enrico Spinelli

 

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