LE COSE UMANE, di Karine Tuil (La nave di Teseo)

Questo interessante libro affronta un tema molto delicato, quello del consenso in un rapporto tra un uomo ed una donna. Il limite che c’è tra un atto lecito e voluto ed uno stupro.
Con buona pace di tutti quelli che hanno sempre una verità in tasca, esiste talvolta una “zona grigia” , nella quale non è così facile stabilire se ci sia o meno stata violenza.
In questa zona grigia, si nascondono le peggiori insidie e dirò una cosa poco popolare, non soltanto per le donne. Il mancato consenso esplicito è vero che non può essere interpretato come un assenso, ma è anche vero che, in mancanza di un atteggiamento chiaro, qualsiasi rapporto potrebbe esporsi all’ accusa di violenza.
Nel libro, Alexander, un rampollo di buona famiglia, figlio di un noto giornalista e di una intellettuale, viene accusato di stupro, da una coetanea, dopo una breve relazione consumatasi in un locale di discarica all’ uscita da un party.
Lo scandalo, giuridico e mediatico, in breve si abbatte sui protagonisti, facendo saltare i legami, le loro vite i loro sogni.
Non aggiungo altro sulla trama.
L’autrice non prende una posizione nel dramma giudiziario, espone le tesi e le ragioni delle parti, che sono entrambe vittime e questa è l’ unica cosa a mio avviso chiara e inequivocabile.
Vittime certo, di una società dove i rapporti interpersonali sono diventati complessi, non spontanei, spesso fraintendibili. Manipolabili.
Il libro si chiude con una possibile evoluzione dei rapporti umani e affettivi, poco auspicabile ma non così lontana dal vero.
Recensione di Benedetta Giannoni


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