Abbiamo intervistato Santina Cosetta e approfondito il suo esordio narrativo Soltanto il giorno

Intervista n. 328
1 Buongiorno e grazie per aver accettato questa intervista. Come prima cosa mi piacerebbe sapere quali emozioni e sensazioni accompagnano un esordio narrativo.
Nel mio caso soprattutto incredulità. Ho lavorato a questo romanzo per moltissimi anni e per tanto tempo è esistito soltanto nella mia testa, nei quaderni e sul computer. Vederlo diventare un oggetto, trovarlo in qualsiasi libreria e soprattutto scoprire che degli sconosciuti conoscono Marianna è ancora straniante. Pensavo che la parte più emozionante sarebbe stata pubblicarlo; invece è stato farlo diventare degli altri ed incontrare i lettori. Tutto questo è bellissimo e spaventoso insieme.
2 Volendoci presentare “Soltanto il giorno” cosa ci potrebbe raccontare?
È la storia di Marianna, una bambina nata ad Avola nel 1885 e rifiutata dalla famiglia. Ma non lo definirei soltanto un romanzo storico o familiare. È un romanzo sulla libertà, sulla cura, sull’amore e sul prezzo delle nostre scelte. Racconta una donna alla quale gli altri cercano continuamente di assegnare un posto e che, un passo alla volta, impara a scegliersi il proprio angolino.

3 Quale è stata la spinta che l’ha portata a realizzare questa storia ispirata alla vita della sua bisnonna?
All’inizio, paradossalmente, non cercavo Marianna. Stavo indagando un altro ramo della mia famiglia. Poi alcuni documenti trovati all’anagrafe di Avola hanno spostato completamente la mia ricerca e ho scoperto la vita straordinaria di una donna semplice che la famiglia aveva quasi dimenticato. Quando ho saputo che era morta sola, in un ospizio, ho sentito che non potevo permettere che scomparisse una seconda volta. Credo che il romanzo sia nato davvero in quel momento.
4 Quali sono gli aspetti più importanti della protagonista Marianna e quali sono a suo dire gli elementi che contribuiscono nel bene e nel male alla sua formazione?
Di Marianna amo soprattutto la capacità di diventare libera senza che nessuno le abbia mai insegnato la libertà. A formarla sono certamente Lisetta, la lettura, il lavoro e le donne che incontra, ma anche gli abbandoni, le ingiustizie e gli uomini che non sono capaci di scegliere. Marianna prende tantissimo persino dal dolore. Non sempre ne esce migliore e questo è importante, perché non volevo un’eroina esemplare, volevo una donna vera.
5 Da piccola la protagonista viene affidata a Lisetta che le insegna i segreti delle erbe e della cucina. Volendo guardare alla realtà quanto influisce nel futuro di una persona trasmettere cose della tradizione?
Moltissimo, purché la tradizione non diventi una gabbia. Lisetta non consegna a Marianna soltanto ricette o conoscenze sulle erbe, le consegna strumenti per stare al mondo e per pensare. Credo sia questo il valore più autentico della tradizione: non ripetere ciò che facevano quelli prima di noi, ma riceverlo, comprenderlo e decidere cosa farne. La memoria ha un valore ed è viva soltanto se può trasformarsi.
6 Quanti e quali parallelismi vede tra la storia di Marianna e la condizione della donna al giorno d’oggi?
È cambiato moltissimo, naturalmente, ma abbiamo commesso l’errore di pensare che le conquiste fossero irreversibili. Non lo sono e oggi ne stiamo pagando le conseguenze tornando indietro almeno di quarant’anni. Oggi il corpo, la maternità, l’indipendenza economica e le scelte delle donne stanno diventando di nuovo terreno di giudizio e di controllo. Marianna non possiede neppure la parola “autodeterminazione”, eppure la pratica. Per questo, a più di un secolo di distanza, alcune sue battaglie ci riguardano ancora in maniera inquietante.
7 Se guardiamo alla nostra letteratura ci sono tanti esempi di voci femminili di grande valore, cosa si può fare a livello culturale per divulgarne la conoscenza?
Innanzitutto smettere di presentarle come una categoria separata, quasi fossero un’appendice della letteratura “vera”. A scuola possiamo fare moltissimo: ampliare il canone, raccontare perché tante voci femminili siano rimaste ai margini e leggerle per il loro valore, non soltanto perché sono donne.
La cultura cambia anche attraverso ciò che scegliamo di tramandare.
8 Quale messaggio vorrebbe che rimanesse impresso nel lettore riguardo Marianna e la sua storia?
Non vorrei imporre un messaggio. Di questo romanzo resta semplicemente una luce. E non sono io a dirlo, ma i lettori ai quali queste pagine riescono ad arrivare fino in fondo. Quelli a cui, chiudendo il libro, Marianna e i personaggi che le ruotano attorno, mancano un po’.
È stata una donna quasi dimenticata e sapere che, più di un secolo dopo, qualcuno può affezionarsi a lei, arrabbiarsi con lei o continuare a pensarla significa che questa volta non è scomparsa.
9 Viviamo in un mondo dove la comunicazione passa spesso e volentieri dai Social. Qual è il suo rapporto con questa realtà?
Contraddittorio. Li uso molto e mi divertono: mi hanno permesso soprattutto di avere un rapporto diretto con i lettori, e questa è una delle sorprese più belle dell’uscita del romanzo. Ma conosco anche il loro lato più insidioso: ci spingono a trasformare tutto in qualcosa da mostrare e consumare velocemente. Cerco quindi di usarli senza permettere che siano loro a usare me. Non sono certa di
riuscirci sempre.
10 Per concludere, ringraziandola per la disponibilità, le chiedo se ha già in mente una possibile storia o ambientazione particolare per un prossimo romanzo.
Per adesso preferisco restare con Soltanto il giorno. Io sto continuando a scrivere, ma quello che verrà dopo avrà il suo tempo. Ho imparato che le storie, prima di essere raccontate, hanno bisogno anche di essere protette.
Intervista di Enrico Spinelli
SOLTANTO IL GIORNO – Santina Cosetta


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