LA TRAPPOLA di Peter D’Angelo (Einaudi – giugno 2026)

La storia di Lia, una runner di dodici anni, e di come le trappole emotive più efficaci siano proprio quelle che non sembrano affatto trappole. Anzi: sembrano il loro esatto opposto. Sono relazioni fondate sulla fiducia, quelle in cui credi che l’altro ti sia vicino per proteggerti, aiutarti, accompagnarti, perché crede in te.
Ed è proprio per questo che, quando qualcosa cambia, è così difficile accorgersene.
Gli orchi agiscono manipolando la percezione di un’autorità che appare legittima e autorevole. Nel mondo dello sport giovanile può nascere una sorta di devozione verso gli adulti che custodiscono e alimentano il sogno di una ragazza o di un ragazzo: allenatori, coach, figure da cui dipendono opportunità, risultati, approvazione.
Un «harem competitivo e pericoloso», lo definisce Cristina Varano.
A rendere ancora più complessa questa dinamica c’è il fatto che il rapporto tra coach e atleta comporta spesso anche una dimensione di contatto fisico: correggere un movimento, assistere un esercizio, sostenere il corpo dell’atleta. Il confine tra ciò che è necessario e ciò che non lo e può diventare terribilmente sfumato.
E quando di mezzo c’è un’adolescente che si fida, che ammira il proprio coach e che è stata progressivamente plagiata, allontanarla da quella relazione può diventare difficilissimo.
LA TRAPPOLA nasce anche da qui: dal tentativo di raccontare non soltanto l’abuso, ma soprattutto il terreno emotivo che può renderlo possibile. Perché le trappole più pericolose sono quelle nelle quali, all’inizio, pensi di essere al sicuro.
Il romanzo arriva dentro una realtà che i numeri non permettono più di ignorare. In Italia, la Procura Generale dello Sport del CONI ha censito 127 procedimenti disciplinari per abusi, molestie sessuali e pedofilia tra il 2014 e il 2022, con casi che hanno coinvolto allenatori e altri tesserati.
Recensione di Annalisa Chiusolo


Commenta per primo