UNA SPLENDIDA ROVINA Vincenzo Latronico

Una splendida rovina, Vincenzo Latronico (Einaudi – settembre 2026)

 

 

«La memoria è una galassia di eventi; scrivere la propria storia vuol dire selezionare i più luminosi e tracciare la costellazione che compongono. Nello stesso cielo si possono distinguere costellazioni diverse; ma ciò non significa che alcune siano vere, altre no. Sono false sempre; e sono vere sempre, perché le vediamo».

Così scrive Vincenzo Latronico in questo romanzo che ha il sapore dell’autobiografia e che, attraverso la vicenda di un uomo, racconta una generazione: quella dei Millennials, cresciuti nella precarietà di questi tempi confusi.

Per il protagonista la precarietà ha inizialmente anche un volto amico: è sinonimo di libertà, perché finché una decisione non diventa definitiva, tutto sembra ancora possibile. Ma le infinite possibilità, con il passare degli anni, finiscono inevitabilmente per restringersi. E ciò che sembrava libertà comincia ad assomigliare sempre più a un’assenza di alternative.

Insieme alla compagna, il protagonista insegue un sogno apparentemente romantico: acquistare per pochi euro una vecchia costruzione, la rovina del titolo, ristrutturarla e trasformarla in una casa per sé e per altri come loro, amanti di una vita nomade, immersa nella natura e lontana dal materialismo e dal consumismo della generazione precedente.

Il luogo prescelto è una zona rurale dell’ex Germania Est, impoverita e segnata dalle conseguenze della riunificazione e dalle speculazioni edilizie e industriali. Un territorio che diventa anche lo specchio delle contraddizioni dell’Europa contemporanea, attraversato da un disagio sociale che alimenta il consenso verso forze politiche come l’AfD.

Ma il sogno della rovina da riscattare si scontra presto con la realtà: debiti, burocrazia, ritardi, lavori che non finiscono mai, difficoltà economiche e imprevisti mettono a dura prova non soltanto il progetto, ma anche il rapporto di coppia e le motivazioni profonde che lo hanno generato.

Il protagonista procede ostinatamente, oscillando tra disperazione ed entusiasmo, mentre l’una diventa sempre più frequente e il secondo sempre più raro. E quella rovina da trasformare in casa finisce per diventare metafora di un progetto di vita che lentamente si sgretola.

Con uno stile asciutto, lucido e disseminato di anticipazioni, Latronico costruisce un romanzo di formazione al contrario: un uomo ormai adulto continua ad affrontare la vita con l’entusiasmo, l’ostinazione e, talvolta, l’apparente immaturità di un adolescente.

Ma forse quella che sembra immaturità è anche il frutto di un mondo che ha promesso infinite possibilità e poi ha tolto, una dopo l’altra, le condizioni per realizzarle.

E allora la rovina non è soltanto quella di una vecchia casa nella Germania dell’Est. È anche la rovina di un’idea di futuro, di un sogno generazionale, di una libertà che rischia di trasformarsi in precarietà.

Un romanzo intimo e insieme politico, che interroga il nostro modo di abitare il mondo e ci costringe a chiederci quanto delle nostre scelte ci appartenga davvero e quanto, invece, sia stato deciso prima di noi.

 

Recensione di Maria Teresa Petrone

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