LA PERFEZIONE DEI FINALI IMPERFETTI, di Kim Andrea Brofeldt (Nord – aprile 2026)

Devo confessare che mi sono procurata questo libro incantata dal titolo a mio avviso bellissimo; invece non mi piace per niente la copertina. Comunque questo romanzo, libro di esordio di una scrittrice danese- che solo recentemente si è dedicata alla scrittura, a seguito di un ictus che l’ha convinta a rallentare i propri ritmi di vita- mi è veramente piaciuto molto, tanto da leggerlo in pochissimo tempo.
È la storia di Sarah che conosciamo a cinquant’anni compiuti, che lavora in una casa di cura, dove porta a compimento, seguendo un impulso irresistibile, le azioni che i vecchietti che muoiono non riescono a completare: può trattarsi di un libro la cui lettura non è stata finita, di un puzzle da completare oppure semplicemente di un tè o un caffè in una tazzina, che la morte ha impedito di bere sino in fondo. Questi “compimenti” Sarah li svolge con premura e generosità come a voler concludere le vite dei deceduti ma lo fa anche per fuggire da se stessa, segnata da un passato doloroso da cui non riesce a liberarsi.
Ma qualcosa nella sua vita è destinato a cambiare; da tempo frequenta un negozio di fiori, gestito da un giovane, Mehmet, anche lui con una sua ossessione legata al numero tre, tanto che sistema i vasi di fiori in gruppi di tre e tutto quello che fa o vede viene ricondotto sempre a questo numero o ad un suo multiplo. I due sono comunque attratti l’uno verso l’altra e si cominciano a frequentare anche al di là degli sporadici incontri nel negozio del fiorista. C’è anche un’altra novità nella vita di Sarah, quando una vicina di casa, una donna con due figli di cui una, la più piccola, molto malata, le affida il figlioletto Bastian, per poter seguire da vicino l’altra bimba che necessita di molte cure con un ricovero in ospedale.
Così Sarah riesce ad uscire dal suo tran tran quotidiano e si ritrova ad affrontare una nuova vita che le dà anche la forza di affrontare il suo passato e le paure che si porta dietro.
Un libro che parla di morte ma anche di riscatto, di lutti e di accettazione perché ogni cosa può avere una fine non necessariamente perfetta, perché ci si può aprire a nuove emozioni e nuove gioie senza paura, cercando dentro di noi la forza di ricominciare anche da zero.
Recensione di Ale Fortebraccio


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