L’ELEGANZA DEL RICCIO Muriel Barbery

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L’ELEGANZA DEL RICCIO, di Muriel Barbery

Recensione 1

Quando l’apparenza inganna!
Le protagoniste:
Renée, 54 anni, portinaia, bassa, brutta è grassottella (come si conviene nell’immaginario collettivo) che lavora in un palazzo signorile abitato da famiglie alto borghesi. Mentre esternamente coltiva la sua immagine rispettando fedelmente tutti gli stereotipi del caso, in realtà nasconde un animo sensibile, dedito alla musica, alla filosofia, alla letteratura soprattutto quella russa e ama la cultura giapponese. “Semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti”.

 

Paloma, ragazzina dodicenne, intelligente, che cerca di nascondere questa sua qualità apparendo mediocre come tante sue coetanee. Attraverso le pagine di un diario racconta le vicissitudini dei personaggi che la circondano e l’ipocrisia dell’ambiente in cui vive.

La ragazza è infatti un piccolo genio consapevole della mediocrità morale e intellettuale di chi ha intorno, a partire dalla sorella Colombe, e per ovviare a questa realtà decide di suicidarsi e pianifica questa sua fine in modo dettagliato. È come se, attraverso il proprio suicidio, Paloma voglia risvegliare le menti assopite e distratte di chi la circonda, distruggendo così l’ottusità e la superficialità di un mondo del tutto privo di grazia; un mondo di apparenze, che non riesce a cogliere la bellezza.

“Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito?”

 

Facendo riferimento al concetto fenomenologico di Husserl, secondo cui la psiche è il rapporto tra il corpo e il mondo, ecco che emerge la personalità delle protagoniste, che come dicevo, tendono a voler apparire in base ad uno stereotipo, per come gli altri si aspettano che esse siano. Perché? Forse per compiacere, o per paura di essere ciò che sono? Da qui il senso di frustrazione di Paloma.

Le due protagoniste si incontrano e consolidano la loro amicizia grazie a un personaggio singolare: il giapponese signor Kakuro Ozu, uomo discreto e amante del bello almeno quanto gli altri due personaggi del romanzo.

Renée e Paloma, che si alternano nella narrazione del libro, diventano mano a mano spettatrici delle vite altrui che analizzano, con sguardo disincantato, sottolineando con arguzia le ipocrisie e le falsità della società in cui si trovano immerse. Questi due personaggi così diversi, condividono una sincera passione per l’arte e la cultura, nonché un desiderio di volontario isolamento dalla società, da cui si sentono incomprese.

Due voci narranti che toccano argomenti dallo sfondo filosofico e poetico inserite in una realtà spesso dissacrante ed ingiusta che fa da cornice.

Il romanzo è dunque la storia della lotta tra apparenza ed essenza, una lotta che viviamo quotidianamente, tra chi siamo, chi vorremmo essere e come vorremmo che gli altri ci considerassero. In questo affanno vivere, barattiamo la nostra essenza per un briciolo di apparenza, per non dare nell’occhio, perché rimanere all’interno di uno stereotipo è più sicuro che mostrarsi per ciò che realmente siamo. Allora mi domando: “Siamo sicuri che questa sia la scelta migliore?”
Il libro dunque parla del senso della vita, del senso della cultura e della bellezza.

“Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l’effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte, perché senza aver mai perso, non sapremmo mai cosa vuol dire vincere”.

Recensione di Marzia De Silvestri

 

recensione 2

Ecco un altro libro che appena lo posavo, non vedevo l’ora di riprenderlo e continuare la lettura.
Una raffinata commedia francese, è stato il caso letterario del 2007 in Francia: ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie a un impressionante passaparola e ha vinto il premio dei Librai. assegnato dalle librerie.

Sublime,Una parola che già di per sé basterebbe per inquadrare in modo conciso la spettacolarità delle sue pagine.
Insomma chapeau.

Queste sono le letture che si infiltrano nell’anima, la avvolgono pian piano, cautamente, senza poi lasciarla più. Una di quelle letture che una volta concluse ti lasciano un vuoto allo stomaco, non ti lasciano indifferente, o meglio, non puoi rimanere indifferente!

Non ti resta che sobbalzare sulla sedia e dirti “Cavolo, sta parlando con me. Mi ha tirato dentro.”
Si amici lettori, L’eleganza del riccio cattura il lettore, lo prende per il colletto ed esclama “Devi pensare anche tu, devi ragionare con me. Non puoi assorbirmi passivamente. Non ce la farai.”

 

E così matita alla mano, non si può che passare il tempo a sottolineare le rivelazioni sulla vita moderna ad ogni pagina, (Il mio volume è pieno di sottolineature, ve lo assicuro.), e soffermarsi sulle parole a riflettere.

Muriel Barbery, tramite due grandiose protagoniste, mette a nudo aspetti spesso scomodi della nostra esistenza, questioni che tendiamo ad allontanare dalla nostra mente ogni volta che cercano di affiorare.

Renée e Paloma mi hanno dato paradossalmente conforto, nonostante mettano in mostra l’ipocrisia della società moderna, il suo comportamento stereotipante e soprattutto la sua superficiale attenzione verso il mondo che la circonda.

Recensione di Anita Matteelli

Recensione 3

Non mi risulta facile recensire un romanzo dove si è detto di tutto.

Per tale ragione non mi soffermerò né sulla trama, né sullo stile ma in alcune personali considerazioni, non senza difficoltà.

Trovo che si tratta di un romanzo, apparentemente incongruente e insensato se si analizza dal punto di vista pratico: che senso ha avere un alto grado di cultura quanto questa non eleva dalla scala sociale? Oppure un’intelligenza geniale che ti fa pensare al suicidio?

L'ELEGANZA DEL RICCIO Muriel Barbery recensioni Libri e News UnLibroEcco il nodo che non riesco a sciogliere!

La portinaia rimane una portinaia, chiusa nel suo squallido mondo, inacidita, che in incognito si beffa di una società ottusa priva di ogni forma di bellezza.

La ragazzina finge di essere mediocre quando invece è geniale, brillante e fin troppo lucida (lucida a dodici anni? Ma di che se pensa al suicidio, tipico atto estremo di immaturità?)

Che la società si nutre di stereotipi non è una novità, che beve dalla coppa dell’ipocrisia è cosa risaputa (Pirandello e le sue maschere).

Ma queste due “meravigliose ” creature che cosa fanno se non rinchiudersi a riccio e sottolineare lo stereotipo che rifiutano e alimentare l’ipocrisia sociale che li soffoca?

Bene, allora rimane analizzare il romanzo dall’aspetto filosofico, nell’eterno dilemma fra l’essere e l’apparire.
Appaio come la società m’impone, da portinaia brutta, grezza e ignorante e/o da ragazzina con le classiche turbe adolescenziali, ma in realtà il “mio essere” è tutt’altra cosa.

Sebbene in tale romanzo non mi sembra che siano soltanto la portinaia e la ragazzina a non essere comprese, ma tutti i personaggi che, nella loro limitata cornice sociale, percepisco inadeguati.

 

Da ciò la conclusione che questo romanzo bello fine a se stesso, non risolve nulla, ti fa incazzare per il suo squallore pratico e filosofico, pur avendo l’unico pregio di lasciarti, non senza un acre sapore in bocca, nella certezza che il divario fra essere e apparire è destinato sfortunatamente ad aumentare non senza disagi e incomprensioni.

Ma, perché c’è un ma e stavolta è positivo.

Nella consapevolezza che nulla può cambiare in una società destinata ad aumentare la propria mediocrità e la propria ristrettezza, i due personaggi, a differenza degli altri, si creano un dimensione parallela che li soddisfa e gli permette di continuare a vivere nel deserto sociale che li circonda.

E da ciò l’incontro di esseri simili che creano altri mondi dove è possibile vivere per sopravvivere.
Non so dirvi altro.

Recensione di Patrizia Zara

Presente nelle 5 recensioni più cliccate a Dicembre 2019

e nella Classifica delle delusioni letterarie

 

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