L’ELEGANZA DEL RICCIO Muriel Barbery

L'ELEGANZA DEL RICCIO Muriel Barbery Recensioni Libri e News UnLibro

L’ELEGANZA DEL RICCIO, di Muriel Barbery

Non mi risulta facile recensire un romanzo dove si è detto di tutto.

Per tale ragione non mi soffermerò né sulla trama, né sullo stile ma in alcune personali considerazioni, non senza difficoltà.

Trovo che si tratta di un romanzo, apparentemente incongruente e insensato se si analizza dal punto di vista pratico: che senso ha avere un alto grado di cultura quanto questa non eleva dalla scala sociale? Oppure un’intelligenza geniale che ti fa pensare al suicidio?

L'ELEGANZA DEL RICCIO Muriel Barbery recensioni Libri e News UnLibroEcco il nodo che non riesco a sciogliere!

La portinaia rimane una portinaia, chiusa nel suo squallido mondo, inacidita, che in incognito si beffa di una società ottusa priva di ogni forma di bellezza.

La ragazzina finge di essere mediocre quando invece è geniale, brillante e fin troppo lucida (lucida a dodici anni? Ma di che se pensa al suicidio, tipico atto estremo di immaturità?)

Che la società si nutre di stereotipi non è una novità, che beve dalla coppa dell’ipocrisia è cosa risaputa (Pirandello e le sue maschere).

Ma queste due “meravigliose ” creature che cosa fanno se non rinchiudersi a riccio e sottolineare lo stereotipo che rifiutano e alimentare l’ipocrisia sociale che li soffoca?

Bene, allora rimane analizzare il romanzo dall’aspetto filosofico, nell’eterno dilemma fra l’essere e l’apparire.
Appaio come la società m’impone, da portinaia brutta, grezza e ignorante e/o da ragazzina con le classiche turbe adolescenziali, ma in realtà il “mio essere” è tutt’altra cosa.

Sebbene in tale romanzo non mi sembra che siano soltanto la portinaia e la ragazzina a non essere comprese, ma tutti i personaggi che, nella loro limitata cornice sociale, percepisco inadeguati.

Da ciò la conclusione che questo romanzo bello fine a se stesso, non risolve nulla, ti fa incazzare per il suo squallore pratico e filosofico, pur avendo l’unico pregio di lasciarti, non senza un acre sapore in bocca, nella certezza che il divario fra essere e apparire è destinato sfortunatamente ad aumentare non senza disagi e incomprensioni.

Ma, perché c’è un ma e stavolta è positivo.

Nella consapevolezza che nulla può cambiare in una società destinata ad aumentare la propria mediocrità e la propria ristrettezza, i due personaggi, a differenza degli altri, si creano un dimensione parallela che li soddisfa e gli permette di continuare a vivere nel deserto sociale che li circonda.

E da ciò l’incontro di esseri simili che creano altri mondi dove è possibile vivere per sopravvivere.
Non so dirvi altro.

Recensione di Patrizia Zara

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