IL GIARDINO DEI SEGRETI, di Kate Morton

Un giardino come palinsesto: memoria, identità e il tempo narrante.
Kate Morton, con Il giardino dei segreti, cesella un romanzo che si svela come una matrioska di epoche e destini, dove ogni rivelazione è il frutto di un’attesa paziente, e ogni dettaglio – anche il più apparentemente marginale – ha la dignità di una chiave narrativa.
La struttura del testo è eminentemente frammentaria, ma ordinata da una regia autoriale solida. Tre linee temporali – 1913, 1975, 2005 – si alternano senza soluzione di continuità, affidando al lettore la responsabilità di colmare gli interstizi. Questa architettura permette alla Morton non solo di intrecciare il mistero famigliare di Nell, protagonista iniziale e poi figura fantasma, ma di esplorare la costruzione dell’identità come atto narrativo: chi siamo, sembra suggerire il romanzo, è ciò che ricordiamo e ciò che ci viene raccontato – e dimenticato.
Il giardino, luogo centrale e simbolico, non è un semplice scenario gotico, ma un topos psichico: rappresenta lo spazio della rimozione e della germinazione, dove la storia personale e quella collettiva si intrecciano. È qui che si seppellisce e si scopre; è da qui che si parte per ritornare trasformati. La narrazione assume così la forma di un’indagine archeologica dell’anima.
Dal punto di vista stilistico, la Morton si affida a una scrittura densa, ricca di immagini, talvolta volutamente rétro, capace di evocare un’epoca vittoriana rielaborata attraverso la lente del romanzo moderno. L’uso delle fiabe scritte da Eliza funge da metanarrazione: sono allegorie che dialogano con la trama principale, anticipandola o rifrangendola con una grazia che richiama la tradizione letteraria del non detto, della verità suggerita piuttosto che mostrata.
Non mancano, tuttavia, alcune insistenze descrittive che, per il lettore meno tollerante verso la prolissità, potrebbero apparire come ridondanti. Ma chi ama la letteratura come stratificazione e contemplazione, troverà in questi rallentamenti il respiro della profondità.
Il giardino dei segreti è una riflessione romanzata sul racconto stesso: sulla sua capacità di creare mondi, ma anche di custodire fratture. È un romanzo che chiede attenzione e restituisce, in cambio, un’esperienza immersiva, meditativa, quasi elegiaca
Recensione di Karin Zaghi


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