La memoria del giglio, di Alessandra Libutti (Rizzoli – novemre 2025)

Il giglio nel linguaggio dei fiori è simbolo, tra gli altri, di amore e rinascita. È proprio con queste caratteristiche che il romanzo della scrittrice è composto. Una narrazione che coprite un ampio arco temporale e che inizia a Volterra nel 1872 ed arriva fino ai primi anni del dopoguerra.
La storia inizia con il matrimonio tra il conte Ruggeri e Adele, di origini umili. Donna risoluta e capace nel tempo di affermarsi all’interno della famiglia. Con lei si snoda una vicenda tutta al femminile, un percorso sentimentale ed emotivo che in qualche modo rompe gli schemi, persevera nel combattere con piglio mentalità arcaica e stanze soffocanti.
Di pari passo si snoda la storia del nostro paese, dall’afflato eroico dei garibaldini, all’età giolittiana fino all’avvento del fascismo e i primi anni successivi del dopoguerra.
Un romanzo che è anche la genealogia della stessa autrice.
Una scrittura coinvolgente, una lettura che scorre grazie anche a dialoghi serrati, una narrazione con pochi fronzoli ma sincera. Si raccontano le realtà di scelte, di modi di essere e di agire in modo schietto.
A raccontare questa storia luminosa è Livia, la quarta di otto figli che osserva da sempre con curiosità sua madre, sempre con il pancione. Una creatura ai suoi occhi strana e dalla quale capirà di volersi, in parte smarcare.
Se cercate eventi straordinari qui non ne troverete, perché di straordinario è il racconto dell’ordinario che ha dello straordinario perché si racconta di vite che decidono del proprio destino senza condizionamenti.
Adele, Babà, la stessa Livia e tutte le altre donne del romanzo non sono eroine ma paradossalmente lo diventano perché affrontano quel quotidiano, la realtà do ogni giorno con il loro bagaglio di sogni, desideri, dolori, afflati di libertà che cresce giorno dopo giorno.
Bellissimi gli scorci toscani descritti e funzionali al desiderio di libertà di queste donne raccontate da Livia come fotogrammi in seppia.
Il romanzo ha una parola importante incuneata fra le pagine ed è la memoria che diventa qui atto di liberazione e amore.
Memoria che diventa materiale vivo, non stantio fra le ragnatele ma spinta ad essere nuove creature e le donne di questa vicenda si sono passate il testimone di una evoluzione femminile che viaggia e non secondariamente parallela a quella degli uomini.
Recensione di Elisabetta Baldini


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