CHI HA UCCISO SARAH? Andrej Longo

CHI HA UCCISO SARAH? – Andrej Longo (Sellerio)

Di questo scrittore non avevo ancora letto niente ma ho visto molte buone recensioni di diversi suoi libri. Mi sono cimentata allora con questo “Chi ha ucciso Sarah” e devo dire di non essere rimasta per niente delusa. Ambientato in una Napoli, descritta egregiamente con le sue diversità e contraddizioni- la città buona, perbene, e quella degradata in mano alla criminalità-; ed è proprio nella zona bella e buona della città, a Posillipo, che avviene l’omicidio di Sarah, una ragazza di circa vent’anni. Il suo corpo viene ritrovato accasciato sulle scale di un bel palazzo, ma è agosto, periodo di vacanze, e nessuno sembra essersi accorto di niente. Trova il cadavere un poliziotto assunto da poco, il giovane Acanfora, che resta sconvolto alla vista della giovane morta e sente forte l’esigenza di capire cosa è successo e di rendere giustizia alla vittima.

È il commissario Santagata, il suo capo, un ex alcolista rimasto segnato dalla morte della moglie, che dirige le indagini: i due, assieme all’agente Cipriani, un bresciano fanatico dell’ordine e del rispetto delle regole, si trovano a ricercare nella storia della ragazza qualcosa che possa giustificare il suo omicidio ma devono muoversi in un mondo di professionisti e gente facoltosa, a cui sembra non interessare quello che è successo: i nostri investigatori si muovono tra vari sospettati, dall’attuale fidanzato ad un ex non proprio esemplare, ma gli abitanti del palazzo sembrano pensare che ci debba essere qualcosa di losco nella vita della giovane, pensano che se ha fatto una brutta fine un po’ se la deve essere cercata.

E così anche quando i sospetti si concentreranno proprio sui condomini, Santagata ed Acanfora si troveranno a dover combattere con gente che ha messo da parte la propria umanità ed ha sviluppato una profonda indifferenza, sino al finale a sorpresa. Un libro in cui si alternano pezzi in cui l’autore usa il napoletano, del tutto comprensibile e che non appesantisce la lettura anzi le dà una connotazione caratteristica; un libro che ci fa riflettere su come il timore di essere coinvolti possa portare le persone a chiudersi nel proprio piccolo, ad essere sempre più menefreghisti, a non avere la forza d’animo di intervenire di fronte alla violenza, come anche la cronaca dei nostri giorni sembra sempre più confermare.

Recensione di Ale Fortebraccio

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