JOANNA DEGLI INCANTI Simona Lo Iacono

JOANNA DEGLI INCANTI, di Simona Lo Iacono (Guanda – aprile 2026)

 

Recensione 1

 

Suor Joanna si trova nelle prigioni della Santa Inquisizione, in attesa di conoscere il motivo del suo arresto, e condivide la sorte con un misterioso compagno che le chiede di raccontargli la sua storia. Veniamo così a conoscere il suo passato, l’infanzia segnata dalla perdita del padre e dagli insegnamenti non convenzionali dello zio vescovo. Proprio queste lezioni formeranno il suo carattere e il suo spirito di iniziativa, aiutandola a sopravvivere a un matrimonio combinato e a trasformare la cartiera di famiglia in una piccola casa editrice che darà lavoro a tanti operai ciechi e darà alle stampe “l’opera di un pazzo” con il “Don Chisciotte”.

Prendendo la storia vera di Joanna De Austa Simona Lo Iacono realizza un romanzo storico al solito profondo nei contenuti e allo stesso tempo estremamente scorrevole e coinvolgente, un’opera che brilla per la grande modernità dei principali protagonisti- Joanna in primis- e per i risvolti spesso sorprendenti degli eventi narrati.

Una ricostruzione romanzata ma fedele e concreta, ricca di spunti di riflessione e con un finale sorprendente nella sua veridicità, che ha il merito di accendere i riflettori su una donna di grandi valori e ideali profondi e sul sul suo percorso di formazione e crescita, una figura che merita assolutamente di essere conosciuta per modernità, determinazione e coraggio.

Recensione di Enrico Spinelli

 

 

Recensione 2

“Nonostante le mani tagliuzzate dai colpi di Juan e gli occhi tumefatti, lavoravo febbrilmente e non sentivo dolore. Tutto il mio essere si gestiva come se non fosse ferito, Persino la mezza cecità che mi era stata procurata da mio marito mi rendeva più sensibile.
Misi in atto tutto ciò che mi aveva insegnato lo zio Vescovo e ricordai ciò che mi ripeteva. E cioè che, pur segregata, ero libera. E che la vera libertà risiede in un mondo sepolto, ricchissimo, impossibile da sacrificare.
Per questo Juan, che pure si muoveva nel mondo, era un prigioniero.”

Ogni volta mi dico di essere pronta alla bellezza delle storie di Simona Lo Iacono, ogni volta immagino che nulla potrà più stupirmi dopo il Morso, o la Tigre di Noto, o ancora l’amatissimo Mistero di Anna o ancora dopo Virdimura. E invece accade ogni volta, che la musicalità della scrittura sia richiamo alla storia e viceversa, che come un canto ammaliante sia impossibile interrompere l’incanto e dunque la lettura della sua ultima creatura, “Joanna degli incanti”, appunto.

E incantata io sono rimasta, incollata sin dalla prima pagina.

Quando il racconto ha inizio Joanna è una donna segnata dalle vicissitudini della sua vita, ora monaca Carmelitana, tradotta in carcere senza che ne conosca l’accusa, l’imputazione. Si trova dunque a condividere la prigione con sconosciuti, in particolare con un uomo cupo e misterioso, avvolto in un cappuccio e nel saio. A quest’uomo inizia a raccontare la sua vita, per ingannare il tempo, ma anche per aver cura della paura che sembrava attraversarlo.

Così è lei stessa a presentare la storia di questa bambina cresciuta senza padre – di cui tuttavia portava nel sangue ogni vena fantasiosa, da cui aveva ereditato ricchezza di intuizioni e amore per la ricerca – e nel disamore della madre, che dalla vedovanza aveva eretto un muro.

Joanna, prima bambina poi donna, trattiene in sé la bontà e l’ingenuità della fanciullezza, resiste con obbedienza, si fa scudo della sua fantasia. Dalla sua parte, a dissipare la totale solitudine che altrimenti la divorerebbe, vi è uno zio Vescovo, che silenziosamente veglia su di lei fino a farsi carico della sua istruzione.

E nell’istruzione di Joanna vi è lo snodo cruciale per la sua vita. Nulla di tutto ciò che ha appreso attraverso gli insegnamenti dello zio andrà sprecato, tutto avrà un posto come fosse stato previsto.

È una storia irresistibile, attraversata da una profonda spiritualità, che ancora una volta mette ordine nel disordine del mondo, affronta e scardina le storture della storia per restituire un po’ di giustizia.

Un romanzo che affonda le sue radici storiche nel 1500, che prende le fila dalla vita di una donna realmente vissuta e a cui l’autrice restituisce memoria e un pizzico di magia con la sua straordinaria narrazione.

Non voglio correre il rischio di dirvi troppo altro. Se almeno un po’ sono stata capace di trasmettervi il mio entusiasmo raccogliete il mio invito: leggetelo.

Regalatevi una storia meravigliosa.

Recensione di Paola Greco

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