DANTE TRA AMIATA E MAREMMA. Pretesti e contesti Sergio Landi

Dante tra Amiata e Maremma

SERGIO LANDI, Dante tra Amiata e Maremma. Pretesti e contesti. Con la collaborazione di Carlo Vellutini per cronologia e storia locale. Arcidosso (GR), Effigi Edizioni, 2020, pp. 202.

Dante tra Amiata e Maremma
Il volume propone inizialmente uno schema dei riferimenti testuali in cui Dante, all’interno del poema, si riferisce a luoghi, personaggi ed episodi attinenti alla realtà amiatina e maremmana: tre passi infernali (relativi ai canti XIII, XXV e XXIX) e quattro purgatoriali (relativi ai canti V, VI, XI e XIII), che forniscono la base sulla quale si poggia la trattazione sviluppata dopo un’Introduzione (pp. 9-13) che tratteggia da una parte la realtà socio-politica dell’età dantesca, dall’altra si confronta con prese di posizioni di esegeti che dell’opera dantesca hanno fornito pietre miliari quanto all’interpretazione, come nel caso di Benedetto Croce, sottolineando secondo quali modalità il poeta e uomo politico è rimasto “fortemente ancorato ad una teologia politica che assomiglia alla lezione di Eusebio di Cesarea che vede l’Impero come moderatore della cristianità e il monoteismo cosmologico, così evidente nel Paradiso, come fondamento metafisico di un impero cristiano universale” (p. 13).
         
Dall’inizio del percorso interpretativo, passando per l’analisi della “politica in controtendenza” attuata dall’Alighieri (che ben mette in risalto come le vicende personali dell’esule influiscano in modo determinante sulla visione del mondo da lui manifestata), vengono dunque segnalati i “sentieri” che si snodano dentro la Commedia  attraverso una ricognizione di toponimi, personaggi e tematiche, nonché di descrizioni naturalistiche; il tutto viene ricollegato alle riflessioni esistenziali ed etico-politiche espresse dall’autore, anche nel “susseguirsi di anacronistici rimpianti” (p. 38) di natura politica che viene giustamente ravvisato da Landi.
Procedendo con la volontà di oltrepassare gli aspetti agiografici che troppo spesso si sono incrostati sulla figura dell’esule fiorentino, senza però dimenticare la componente “fortemente simbolica e creativa” (p. 52) che caratterizza il percorso artistico del poeta, lo studioso si riconnette di continuo con passi di un testo che permette di verificare con coerenza quanto via via sostenuto, anche riguardo al “cammino” compiuto (e ravvisabile) dalle passioni etico-religiose comunque indubitabilmente presenti nelle opere indagate.
         
In questo contesto anche i riferimenti a località ben definite come Grosseto o Talamone, a famiglie nobiliari come quella degli Aldobrandeschi, conti di Sovana e Santa Fiora, permettono di compiere un collegamento biunivoco tra microstoria e macrostoria, tra realtà terrena e rispecchiamento ideale nell’ideale paradisiaco, tra contingente ed eterno.
Le conclusioni propongono anche dei parallelismi tra contesto storico-politico e morale dantesco e situazione dell’attualità, permettendo di considerare la validità “eterna” di alcuni dei messaggi veicolati dalla parola poetica di Dante.
Alle pp. 139-40 sono raccolte le Fonti bibliografiche, mentre alle pp. 142-79 le tavole della Cronistoria parallela forniscono uno schema di confronto tra storia personale e avvenimenti ed eventi a livello nazionale ed extranazionale da una parte, locali (“Maremma e dintorni”) dall’altra.
Recensione di Massimo Seriacopi
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