L’UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO Haruki Murakami

L’UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO Haruki Murakami

Come mio secondo libro di Murakami ho scelto il più lungo, un po’ perché pare sia citato tra i suoi capolavori, un po’ perché la trama mi intrigava, un po’ proprio perché è TANTO.
830 pagine piene di riflessioni, ricordi, sentimenti, vita quotidiana e, ovviamente, trattandosi di Murakami, cose strane che capitano come le cose più normali e naturali del mondo.

L'UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO Haruki Murakami Recensioni e News UnLibroIl protagonista è Okada Toru, giovane disoccupato per scelta che vive tranquillo occupandosi delle faccende casalinghe, finché la sua vita non viene scombussolata dalla telefonata di una misteriosa signora sexy e dalla scomparsa del suo gatto, cui sua moglie, Kumiko, è molto affezionata.

Non sembrano avvenimenti tanto eclatanti da scombinare una vita, eppure da qui ci si aprirà davanti un mondo mentre seguiamo le sue avventure alla ricerca del gatto e poi della stessa Kumiko.

Strada facendo incontriamo personaggi assurdi (prostitute psichiche, vicine adolescenti amichevoli ma vagamente inquietanti, datori di lavoro stravaganti, vecchi veterani di guerra…) e molti temi profondi, quali la crescita e la ricerca di sé, il mistero della donna e in generale dei propri cari che si pensa di conoscere bene, i rapporti con la famiglia… e… beh… i gatti ovviamente!

È un romanzo molto introspettivo, molto riflessivo. La narrazione si svolge su almeno tre piani, oltre che a quello reale: ci sono le cose che accadono a Okada, poi c’è il livello interiore, quello che accade dentro di lui, i sogni e i ricordi.

La vicenda in se si potrebbe risolvere in metà del libro, ma perderebbe così quella ricchezza che questo scrittore ci dà creando un suo mondo, in cui realtà e magia si fondono e si confondono.

Col suo stile semplice, pacato, dolce, e allo stesso tempo suo e solo suo, Murakami ci dà la sensazione di vivere dentro i suoi libri, come in un sogno costruito con pagine e inchiostro, ed è difficile staccarsene quando si arriva alla fine e passare ad altro. È originale senza dare l’impressione di volerlo essere, come se scrivere fosse una cosa naturale che vien da sé… e magari è così davvero, ma non credo.

Recensione di Monica De Giudici

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