Un Libro che divide: L’ARTE DELLA GIOIA Goliarda Sapienza

L'arte della gioia Goliarda Sapienza

Un Libro che divide

L’ ARTE DELLA GIOIA, di Goliarda Sapienza

Un nome, un destino? Nel caso di Modesta, la protagonista, non lo è affatto. Una leonessa che di modestia ed umiltà ha ben poco e che ci racconta passo dopo passo la sua vita fra salite e discese. Una donna di lava, figlia di terre vulcaniche, con occhi di miele e cuore incandescente. Un monumento alla determinazione. La sua, sin da piccola, supportata da un’intelligenza acuta ed una curiosità vibrante, la porterà in poco tempo da miseria e ignoranza al vertice della classe sociale, principessa, colta, riverita e padrona di sé.

 

L'ARTE DELLA GIOIA Goliarda Sapienza recensioni libri e news

Non c’è nessun miracolo, è lei l’artefice di questo prodigio, grazie al sapere, allo studio indefesso, alla lettura, alla capacità di sfruttare situazioni, di stringere patti ed alleanze, di creare legami che le possano servire, ricama intelligentemente una tela per proteggersi dalla violenza, dai soprusi, dall’ottusità.

Ma non è un’arrivista sociale è solo una bambina, ragazza, donna che vuole bere il vento e mordere la vita, assetata di amore ed affetto, affamata di gioia e libertà, decisa a conquistarseli cavalcando gli ostacoli. Impara a montare, a nuotare, a fumare la pipa, a guidare, è anticonvenzionale, anticonformista, si diverte a scandalizzare la società benpensante catanese, i suoi rapporti con le persone che ama sono un mix ambiguo di sesso, amicizia, amore, affetto, maternità, sorellanza e fratellanza.

 

 

Amerà tanto e sarà amata, da donne, uomini, bambini. Crea nella sua villa fra aranci e campi di grano, una sorta di comune tutta al femminile, di cui lei sarà il fulcro , con un esercito festoso di bambini, suoi, di altre, lei, Goliarda Sapienza, che Ignazio Buttitta definì “così madre di tutti, senza però avere un figlio”. Il romanzo non è dichiaratamente autobiografico, ma in Modesta, come in molti altri personaggi c’è un po’ dell’autrice, della sua personalità stravagante, della sua esistenza.

Una contaminazione tra finzione e realtà, fra racconto da cantastorie e diario di famiglia. Personaggi reali ed eventi storici, fanno da sfondo e contorno, contestualizzando drammi e gioie di Modesta in una Sicilia ed un’Italia dal primo decennio del ‘900 agli anni ’50.

 

 

La prima Guerra Mondiale, la diffusione della spagnola, lo spaesamento dei reduci, la prime contestazioni dei lavoratori, la fondazione del partito comunista, l’ascesa della dittatura fascista, i Littoriali e le adunanze, l’Ovra e la lotta clandestina all’estero, il confino, la fine della guerra, il governo ai mafiosi nel dopoguerra, il bandito Giuliano.

Mentre accade tutto ciò, in primo piano assistiamo a morte e rinascita di questa donna portentosa, dura e fragile, decisa a ricordare il passato, ma anche a sradicarsene per godere in pieno solo del presente. Conquistato potere, spazio e libertà d’azione dirige la sua energia e prosegue questa sua personale lotta di emancipazione verso le generazioni future, allevando figli propri e altrui, maschi e femmine, ad una totale democrazia e parità, libertà di fare ciò che si vuole, libertà da pregiudizi, gabbie mentali, ruoli tradizionali imposti, fino a capovolgere persino il rapporto madre-figli.

 

 

La ricerca continua della fluidità della vita, della felicità di ogni atto semplice, della scoperta e padronanza del proprio corpo e della gioia piena dei sensi e della mente, anche nelle parole, studiate, scelte, curate, vissute, ribaltate, rigettate, sempre mossa da un forte spirito critico.

Goliarda, “tosta carusa” delinea, con una scrittura cardiaca, dinamica, a ritmi alternati, con accelerazioni e pause, con sbalzi rapidi dalla prima alla terza persona, un personaggio scomodo, che afferma, in un’Italia ancora non pronta ed ancorata a visioni bigotte ed antiquate, valori scomodi come lei, non risparmia nessuno attaccando cattolici, comunisti, intellettuali e politici di sinistra tutti. Si fa portavoce di un amore che sia libero, omosessuale, sovverte – perché li detesta – incasellamenti , ricatti, luoghi comuni, falsi equilibri, censure, viltà ed ipocrisie. L’arte della gioia, ci dimostra, è cosa da imparare giorno dopo giorno, che tu sia in una cella di prigione, che tu stia mangiando un piatto di spaghetti alle vongole con tuo figlio, che tu stia tenendo un comizio fra ovazioni ed applausi, o che tu stia accarezzando i capelli di chi ami.

Recensione di Anna Caramagno

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