LE ASSAGGIATRICI Rosella Postorino

Le assaggiatrici di Rosella Postorino Recensioni Libri UnLibro

LE ASSAGGIATRICI, di Rosella Postorino

Recensione 1

Orologi_e_Tempo

C’è un orologio dipinto sulla parete della mia cucina. È un orologio senza lancette: non segna le ore, non segna i minuti e nemmeno i secondi. Non ha nemmeno i numeri!

Ma lì, fra la linea che congiunge il posto ideale per immaginare un 9 e il posto in cui teoricamente chiunque vedrebbe bene un 3, c’è una frase: “…A tavola non s’invecchia!”.

Una frase che mia nonna amava ripetermi, il cui significato celava un amore ancora più profondo di un “Ti vedo sciupata, ti cucino qualcosa…”.

Non basta il tempo di un tè per raccontare di quell’orologio ai miei amici che, ormai, si sono rassegnati al mio modo di interpretare la vita. Sposto il libro dal tavolo, cucino qualcosa, ceniamo insieme.

Germania. Autunno 1943. Seconda Guerra Mondiale.

Dieci donne selezionate dalla SS nella Prussia Orientale sono assoldate come assaggiatrici dei pasti destinati al Fuhrer per scongiurarne la paura dell’avvelenamento.

Fra queste, Rosa Sauer, una giovane originaria di Berlino il cui marito, Gregor, è ormai da tempo a lottare sul fronte.

Nell’ambiente chiuso della mensa forzata di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta, fra le donne si intrecciano alleanze e amicizie.

Qui Rosa conosce Ulla, Beate, Leni… ed Elfriede, anch’ella assaggiatrice, misteriosa e ostile.

E la vita scorre, fra un pasto e un altro, fra il terrore di ingollare forse l’ultimo, mortale, boccone e la serenità di essere privilegiate, perché nessuna di loro patirà mai la fame, finché, con l’arrivo del tenente Ziegler, tutto è messo in discussione.

“Le assaggiatrici”, di Rosella Postorino, è un romanzo molto profondo che lascia disorientati per il forte contrasto con l’idea del convivio. Dalla narrazione scorrevole e coinvolgente, ma che lascia l’amaro in bocca, obbliga a riflettere e a cambiare punto di vista su ciò su cui, forse troppo spesso, si dà per scontato.

Lo stile della scrittrice è ricercato, inconfondibile, e le permette di addentrarsi con maestria nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, lasciando fragili, nudi, di fronte alla violenza della Storia.

Privi di certezze… Anche sull’idea di “convivio”.

Cibo come bellezza. Cibo come condivisione…

Ne sono certa: i legami più profondi si instaurano proprio a tavola, dove si è veri, dove si è complici, dove non si invecchia.

Siamo sazi. E il tempo è passato, ma non scorgo nessuna ruga in più sul volto dei miei amici… Però, eccolo, c’è un sorriso che prima non c’era.
Recensione di Erika Polimeni

Recensione 2

L’ispirazione alla stesura de “Le assaggiatrici” da parte di Rosella Postorino, è partita, come dichiarato dalla stessa autrice, dalla lettura di un trafiletto su un giornale italiano del 2014. L’articolo riguardava una certa Margot Wolk che, alla veneranda età di 96 anni, si era decisa a rendere pubblica la sua esperienza come “assaggiatrice” alle dipendenze di Hitler.
Le assaggiatrici di Rosella Postorino Recensione UnLibroLa Postorino avrebbe voluto intervistarla, porle tante domande per comprendere come la donna potesse essere vissuta con un segreto simile, come avesse potuto far convivere il suo antico privilegio e la sua antica condanna e se tutto ciò avesse lasciato un lungo strascico di malessere e di difficoltà lungo l’arco della sua lunga vita, una sofferenza magari continuamente rinnovata ad ogni assunzione di cibo. L’intervista non ebbe mai luogo perché la donna morì prima che l’autrice potesse trovarla e parlare con lei.

“Le assaggiatrici”, quindi, è una storia romanzata che lavora molto di fantasia e di immaginazione anche se circoscritta in un contesto storico ben preciso.

La figura di Rosa Sauer, la protagonista, è quindi fortemente ispirata a quella di Margot, ma trama e vicende sono frutto di pura inventiva.

Rosa fugge da una Berlino bombardata. Gregor, il marito, è partito per combattere sul fronte russo. Si trasferisce dai suoceri a Gross-Partsch, un paesino vicinissimo al rifugio segreto di Hitler, il Wolfsschanze, la Tana del Lupo, immerso nella foresta.

Siamo nel 1943 e Rosa con altre nove donne del paese viene assoldata per diventare una assaggiatrice. Per tre volte al giorno, insieme alle sue compagne, dovrà nutrirsi dei pasti destinati al Fuhrer e rimanere in osservazione per almeno un’ora dopo la loro consumazione. Hitler sarà così preservato da ogni possibilità di avvelenamento casuale o voluto.

 

In quel microcosmo costrittivo che la morte potrebbe distruggere da un momento all’altro si vive ogni tipo di ambiguità, ogni pulsione. Si creano legami, amicizie, invidie, sospetti, si seguono desideri impensabili, si alterna la consapevolezza di certi vantaggi a sensi di colpa devastanti, si soddisfa la fame alimentandosi di paura, di violenza, di arrendevolezza, di collusione cosciente con il Male assoluto. Su tutto domina un granitico istinto di sopravvivenza, che spesso svilisce l’essere umano rubandogli ogni traccia di contegno e di dignità.

Malgrado l’argomento interessante anche perché storicamente poco noto e analizzato, il libro sembra non decollare e per lunghi tratti è noioso e ripetitivo. La trama, una volta estrapolata dalle lunghe descrizioni di vita quotidiana, ha un indubbio fascino e contiene passaggi importanti e momenti di riflessione fino ad un finale commovente ed emblematico di un solco di dolore straziante che mai si è esaurito.

Recensione di Maristella Copula

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