MORGANA. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe – Michela Murgia  Chiara Tagliaferri

Morgana

MORGANA Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, di Michela Murgia  Chiara Tagliaferri

“Morgana” nasce prima come podcast sulla piattaforma ‘Storie libere’, successivamente diventa un libro scritto a quattro mani da due streghe o fate Morgane di nome Michela Murgia e Chiara Tagliaferri.

La prima edizione è del 2019 con Mondadori. Quella in mio possesso, è del tempo del Coronavirus, quando la mia compulsiva voglia di comprare libri mi ha costretta a scegliere i libri in vendita in edicola: c’era un’edizione speciale di “Morgana” del 2020 del gruppo editoriale Gedi per Repubblica. Grata come sempre a qualsiasi iniziativa editoriale questa è stata per me salvifica, in un periodo di confinamento e di quaresima confinata. Non sono una vera credente, né una vera miscredente, e apprezzo moltissimo chi riesce a prendere una posizione in questo senso.

Morgana

La mia ammirazione per Michela Murgia nasce subito. Scrive quello che penso. Ed è cattolica. Ed è una strega. Una Morgana anche lei. Dell’altra autrice so poco, è un’autrice radiofonica, leggo, ironica, sexy e libera, deduco con gioia dall’abbigliamento nella foto del libro Mondadori (sbirciato online). Poi ascolto qualche intervista e presentazione di e con Michela Murgia e scopro di più sulle Morgane scelte e sulle Morgane preferite delle due autrici. Vengo così a sapere che le Morgane preferite di Michela sono Marina (la performer) e Caterina (che ha il cuore di Gesù), di Chiara le sorelle Brontë (decadenti e innovative) e Tonya, (pattinatrice contadina). Tonya, sono sincera, non l’avrei mai pensata Morgana, ma poco sapevo di lei, come di altre Morgane, ma laddove la mia conoscenza era super appagata, questo libro, mi ha comunque svelato dettagli e offerto visioni nuove e d’ispirazione per me che sono sempre stata una Morgana, a modo mio, vera o finta, accettata o no, da me o dagli altri. Sì perché leggere di queste donne, significa leggersi dentro, interrogarsi, e comprendere le parti oscure che vorremmo lasciare nella penombra.

 

Un bellissimo viaggio e ringrazio con il cuore queste splendide Morgane che mi hanno fatto luce in questo viaggio che comunque ho intrapreso da sempre. E qui mi sento di dirlo: la mia Morgana preferita si chiama H. D. (Hilda Doolittle) ed è stata l’autrice sulla cui opera ho scritto la mia tesi di laurea, una delle prime che ha cercato di rileggere la mitologia dal punto di vista delle donne. Perdonatemi questa digressione, ma mi sento autorizzata a farla, Morgana è un libro aperto, ha un’identità radiofonica e ha creato l’#ashtag #morganasonoio, invitando tutte le donne, e perché non anche gli uomini a condividere la propria storia con gli attributi m-organici. Quali sono questi attributi?

 

Michela Murgia, in una presentazione del libro ci dice che sono essenzialmente tre gli ingredienti che costituiscono il DNA delle Morgane: in primis dobbiamo ricordarci qual è il primo fatto eversivo che abbiamo commesso, infrangendo una regola, in cui non ci siamo sottomesse/i ad una regola. Chi è stato di riferimento per noi in quel momento, chi è la nostra madrina d’adozione: questo è il secondo ingrediente. E, da ultimo, il terzo ingrediente è il fallimento che questa nostra scelta eversiva ha implicato dal punto di vista sociale. Se ho capito bene, sono questi tre momenti che dividono il mondo in due. Da una parte gli eversivi e da un’altra gli altri.

 

Col tempo il fallimento può aprire strade nuove dove la propria personalità scoppia in espressioni dinamiche, potenti e di grande appeal perché vere. Nel libro della Tagliaferri e della Murgia sono dieci le Morgane scelte, dieci donne meravigliose che hanno scelto la libertà e non si sono mai pentite. Nell’ordine sono. Moana Pozzi, Caterina da Siena, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Ma vi è l’undicesima donna, alla quale è dedicato il libro intero e l’introduzione: Claudette Colvin. «La prima donna nera arrestata per essersi seduta in un posto per bianchi su un autobus dell’America del 1955 non si chiamava Rosa Parks, ma Claudette Colvin» (p.7) Inizia con una negazione, questo racconto di storie. Un nome negato alla storia. Che poi è un po’ questo il punto: le storie scomode, ‘bruttine’, che non piacciono né agli eversivi, né ai reazionari, rimangono nel dimenticatoio, semplicemente perché la storia non le racconta.

Quindi forse il primo atto eversivo da fare, è raccontare la propria storia. E l’invito, bellissimo è quello di condividere il proprio racconto, di renderlo collettivo, di non viverlo in solitudine, che la solitudine non porta molto lontano! Se sono sola/o, nel momento della scelta, non lo sono più nel momento in cui mi racconto! Il coro è meraviglioso, potente e arriva dritto al cuore perché fatto da più voci. Questo è il messaggio meraviglioso di cui mi sono appropriata dalle Morgane.

 

Ognuna di quelle ‘ingabbiate’ (scusate l’eufemismo) nel libro, è ovvio, non sa di essere una Morgana, ma il fatto di aver dato voce al proprio grido interiore, le ha rese universalmente uniche e potenti, perché fedeli al proprio io profondo.

Ognuna di loro in solitudine arriva al proprio cuore, ma è insieme nel racconto condiviso che si regge la ‘storia’ e si creano le relazioni. Cari amici del Caffè Letterario, dopo questa lettura, che si fa tutta d’un fiato, il mondo si divide in due: da una parte, le Morgane, e dall’altra tutti gli altri. E voi da che parte state? Se ancora non lo avete fatto, affrettatevi a comprare il libro. Oggi hanno riaperto anche le librerie. Non avete scuse.

 

I consigli del Caffè Letterario Le Murate Firenze, di Sylvia Zanotto

 

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