MASSUD il leone del Panshir. Dall’islamismo alla libertà Michael Barry

Il leone del panshir

 

MASSUD il leone del Panshir. Dall’islamismo alla libertà, di Michael Barry

 

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Rileggendo qualche settimana fa Buskashi di Gino Strada, mi aveva colpito molto la descrizione che il fondatore di Emergency ha fatto di questo afghano, il cui assassinio, da parte di attentatori suicidi di Al Qaeda, era avvenuto pochi giorni prima dell’11 settembre 2001 e del travagliato viaggio di Strada per raggiungere l’Afghanistan dopo il crollo delle Torri gemelle.

Ho così deciso di leggere questo libro che ne racconta la vita ed il pensiero, scritto da un americano che vive in Francia e che conosce molte bene l’Afghanistan per avervi condotto numerose missioni umanitarie.

Premetto che il libro non è di facile lettura, non per colpa dello scrittore ma perché la storia dell’Afghanistan, sempre ma soprattutto negli ultimi 50 anni, è veramente molto complessa così come complessa è la figura di Massud.

Così come Gino Strada, anche Michael Barry descrive Ahmas Shah Massud come un personaggio carismatico dell’Afghanistan moderno, colto e gentile, con la visione di uno stato unitario ed indipendente, al di là delle divisioni etniche e religiose, e con le capacità strategico di condottiero carismatico che ha combattuto con estremo coraggio prima contro i sovietici e poi contro i talebani.

Ne ripercorre le diverse fasi della vita: era nato nel 1953, nel Panshir, ma era cresciuto ed aveva studiato nella capitale in quanto era figlio di un colonnello, membro della piccola borghesia istruita e semi-occidentalizzata della Città nuova di Kabul; aveva però mantenuto sempre rapporti familiari con il suo territorio di nascita. Tagiko in un paese a maggioranza pasthun , sempre molto religioso, sempre curioso e studioso non solo della cultura medio-orientale ma anche di quella occidentale e anche attento lettore delle opere di Mao. Insomma una figura certamente complessa e sicuramente con aspetti che possono apparirci contraddittori, grande giocatore di scacchi con una notevole capacità strategica.

Michael Barry fa anche una lunga analisi sulla situazione storica e politica a partire dagli anni settanta del secolo scorso, dall’influenza sovietica poi tramutatasi in una vera e propria invasione nel decennio 1979-1989 alla grande strategia pakistana, supportata dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti, di uno stato islamico satellite, in cui possano trovare accoglienza anche Bin Laden ed il suo gruppo islamista.

“Così per tutta la vita Massud non poté muoversi che lungo le diagonali ed i rettilinei consentiti dalla sua scacchiera, a parte qualche rapido salto del cavallo”: il quadro esterno caratterizzato da voraci paesi confinanti e da una posizione geografica dell’Afghanistan che la poneva al centro di interessi contrari tra Russia, Iran, Pakistan, India; ed all’interno il mosaico etnico in cui a fronte di una maggioranza pasthun si trovano tagiki, hazara ed altre minoranze etniche e religiose, con la loro tipica visione dell’individuo rispondente in primis alla famiglia, al clan, alla tribù, all’etnia, alla setta di appartenenza.

Di sicuro quella di Massud è una figura affascinante, che ha pagato con la vita la sua visione del mondo ed il suo lavoro per un Afghanistan più libero. Ma al di là della comprensione di questa personalità, sicuramente interessante, questo è un libro da leggere se siete motivati a capirne di più sulla attuale situazione afghana, facendovi una propria opinione sulle diverse posizioni politiche a livello mondiale e sul possibile destino di questo stato martoriato e della sua popolazione.

Recensione di Ale Fortebraccio

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