50 Sfumature di occasioni perse: CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO, di E.L. James

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Cinquanta sfumature di

50 Sfumature di occasioni perse: CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO, di E.L. James

Arrivo con qualche anno di ritardo a leggere questo romanzo ormai conosciuto ai più, se non altro per i film tratti da esso.

Come ogni volta che mi approccio a un romanzo calibro le mie aspettative in base alle intenzioni più plausibili della storia e non alle reazioni del pubblico.
Cinquanta sfumature di grigio
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Inutile quindi restare basiti dalla centralità del sesso rispetto alla storia sentimentale dei protagonisti dato che l’intenzione dell’autrice, a mio avviso, era proprio un’analisi del ruolo che questo piacere della vita può assumere in determinate dinamiche di coppia.

Da valutare senza dubbio è la riuscita o meno dell’intento.

Il romanzo l’ho terminato in un paio di giorni, a testimonianza di una scrittura senza fronzoli e che non impegna eccessivamente e quindi alla portata del grande pubblico. Si lascia leggere quindi anche al termine delle giornate più frenetiche e stancanti.

Potrei indugiare a lungo sulla quantità di cliché sapientemente racchiusi in due soli personaggi, ma a che pro? Già nella quarta di copertina è tutto chiaro e non c’è da sorprendersi.

Ero quindi ampiamente preparata a gestire le paturnie di una giovane ragazza piena di risorse e incertezze che si scontrano con le esigenze di un uomo traumatizzato schiavo del suo bisogno di controllo assoluto su tutto ciò che lo circonda.

Ciononostante non ho potuto evitare di soffrire l’incapacità di Anastasia di razionalizzare la situazione.

Ritengo che per questo romanzo sia stato penalizzante l’utilizzo del punto di vista della protagonista: paradossalmente, infatti, è assai più credibile il personaggio di Christian Grey che, nonostante a 27 anni guidi un elicottero gestendo un’azienda multimiliardaria trovando anche il tempo di essere incredibilmente bello, è quantomeno molto più umano nei comprensibili tormenti interiori che lo affliggono.

Anastasia, nella sua perfezione, è davvero distante dal quotidiano universo femminile. La sua insicurezza, che potrebbe essere uno strumento utilizzato per allontanarla dal prototipo della Dea del desiderio maschile, diventa invece il mezzo per renderla fortemente desiderabile e sensuale agli occhi di tutti gli uomini che hanno a che fare con lei (l’amico fotografo, il fratello del suo capo, il responsabile editoriale della casa editrice e, ovviamente, Christian Grey. Mancano il farmacista e il macellaio e siamo al completo). Il risultato è la quasi impossibilità di potersi identificare sufficientemente con lei, salvo ovviamente il poter vantare nel proprio curriculum una decina di passerelle con indosso la biancheria di Victoria’s secret durante la settimana della moda di Parigi.

I tormenti di Anastasia sono di poco spessore, e il loro unico ruolo è quello di cercare di dare quantomeno una bidimensionalità al suo personaggio. Purtroppo ho trovato il risultato patetico oltre che scontato.

Dopo questa lunga premessa, ecco la trama:

Anastasia è una ventunenne dalla brillante carriera universitaria, ormai prossima alla laurea, senza alcuna esperienza in campo sentimentale. Non ha mai avuto una storia d’amore e, di conseguenza, è ancora vergine. Ha la fortuna, però, di essere circondata da amici che la sostengono e che le vogliono sinceramente bene oltre che da una famiglia che le è sempre di conforto.

Per puro caso si imbatte nel multimiliardario Christian Grey, ventisettenne dai mille talenti e dagli infiniti tormenti. Tra loro s’incendia immediatamente la fiamma del desiderio, alla quale Anastasia si concede con poco indugio. Ma Mister Miliardo è un uomo dalle tante sfumature, e la giovane e inesperta neolaureata dovrà decidere se è disposta a portare avanti una relazione nella quale il suo ruolo di sottomessa alla mercé del suo dominatore Christian non le calza per niente bene.

Riprendiamo quindi la domanda iniziale: l’autrice riesce ad analizzare il ruolo che il sesso può ricoprire in determinate dinamiche di coppia?

No. Non tanto per incapacità, quanto per un’errata scelta del punto di vista.

Sfruttare l’ingenua, inesperta, superfiga e intelligente Anastasia non è stata una scelta vincente. Il suo vittimismo in ogni situazione è frustrante e le sue scelte costantemente discutibili. Anastasia è trasparente, ogni suo pensiero è prevedibile, ogni sua azione scontata. Non è il personaggio più qualificato per dare al sesso una sfaccettatura interessante e innovativa.

Christian, la cui unica colpa è quella di essere infinitamente bello e ricco, avrebbe offerto probabilmente catene di pensieri meno banali e più interessanti.

Cinquanta sfumature di grigio non vuole certo essere un inno alla letteratura immortale, non ha la presunzione di insegnarci ad affrontare le quotidiane avversità con uno spirito diverso, né a dare una diversa interpretazione alla condizione umana. Non è un’analisi socio politica della società. Ma non voleva essere nulla di tutto ciò e di conseguenza non va giudicato male per quello che non è e che non aveva nessuna intenzione di essere.

Avesse voluto essere qualcosa di particolarmente costruttivo, l’autrice non avrebbe scelto per il suo romanzo un’avvenente laureata con un brillante futuro professionale e un giovane miliardario dal sorriso magnetico.

Ritengo comunque che si sia persa un’occasione: quella di fornire al vasto pubblico uno strumento per scoprire un mondo magari eccessivamente bistrattato, mal giudicato, erroneamente additato come sbagliato e perverso. Poteva essere una guida alla libertà; l’occasione, per chi ancora non ha trovato il proprio posto ideale nella sfera sessuale, di esplorare senza pregiudizi i propri desideri e accettarli grazie a una prospettiva diversa.

Poteva essere questo ed altro, seppur senza pretese; ma purtroppo il limitatissimo punto di vista fornito da Anastasia ha fatto di questo romanzo un accettabile passatempo privo di substrati e stimoli.

Proseguirò comunque con il secondo volume, con il principale scopo di scoprire se il libro postumo scritto con il punto di vista di Christian ha colmato i vuoti lasciati da questa lettura.

Recensione di Giulia Baroni

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