QUANDO LE GRU VOLANO AL SUD Liza Ridzen

QUANDO LE GRU VOLANO AL SUD, di Liza Ridzen (Neri Pozza – aprile 2025)

Recuperato un po’ a scatola chiusa grazie a recensioni interessanti, questo libro è stato veramente una bella sorpresa anche perché le tematiche affrontate mi interessano in modo particolare, avendo io una età abbastanza avanzata, anche se non arrivo ancora agli ottantanove anni di Bo, il protagonista. Siamo nel Nord della Svezia e Bo vive da solo, con il suo cane Sixten, dal momento che la moglie Fredrika è ormai ricoverata in una casa di cura a causa della demenza senile che l’ha colpita, proiettandola in un mondo in cui non riconosce più nessuno dei suoi cari.

Anche Bo ha bisogno di essere aiutato ma per fortuna i servizi sociali in Svezia funzionano bene e così quattro assistenti domiciliari si recano a casa sua per accudirlo, aiutarlo nell’igiene personale, preparargli i pasti e fargli un po’ di compagnia. C’è anche suo figlio Hans che si preoccupa di fargli la spesa e si prende cura di lui, anche se è convinto che sarebbe opportuno dare via il cane dal momento che Bo non riesce più a portarlo fuori, se non a rischio di una brutta caduta. E quando anche Elinor, l’amata nipote, si convince della necessità di allontanare Sixten, per Bo è un duro colpo perché così ormai la sua solitudine viene veramente percepita come totale.

Inizia così una riflessione profonda sulla sua vita, ripercorrendola dall’infanzia, caratterizzata dal difficile rapporto con il padre, sino all’incontro con la moglie e poi ancor sino alla vecchiaia, rivivendo e ricordando momenti felici e meno buoni, il rapporto con il figlio, l’amicizia con il controverso Ture, la compagnia fedele di Sixten. Un libro sulla vita e sulla morte, sulla solitudine, sul rapporto padre-figlio, su cosa significa diventare vecchi con il corpo che non ti risponde più come un tempo. E l’avvicinarsi della morte, con “le prime gru dell’anno. Mi fermo e le seguo con lo sguardo, osservando le ali robuste che battono ritmate facendole avanzare. Prometto a me stesso che, prima che ripartano verso sud, avrò lasciato questo posto.”

Recensione di Ale Fortebraccio

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