
In Onesto seguo una voce che sceglie la via stretta: lettere affidate alla montagna, un triangolo affettivo irregolare, la mancanza di un gemello che orienta tutto. La narrazione procede per memoria e ritorni; gli eventi restano sullo sfondo, ciò che conta è il modo in cui vengono ricordati. La lingua è asciutta, vicina all’oralità, con frasi che chiudono presto e lasciano spazio al silenzio. L’insieme tiene una linea chiara: misura, decoro, nessuna esibizione del dolore.
Nel mio ascolto, Onesto mi ha chiesto distanza. L’ho avvicinato con rispetto più che con slancio, e l’ho capito nel suo passo controllato. Ho apprezzato la nettezza morale: l’onestà come disciplina quotidiana, il peso della responsabilità, la rinuncia che dà forma alla vita. Al tempo stesso ho percepito un registro che cambia poco; i personaggi intorno a Onesto fungono da cerniere più che da presenza viva, e la dinamica emotiva resta quasi sempre costante.
Qui entra in gioco Vidotto. Sceglie il non detto, toglie gli orpelli e traduce sulla pagina l’etica della montagna. Coerenza e controllo sono evidenti: descrizioni puntuali, gesti precisi, rifiuto dell’effetto facile. Accetta un rischio consapevole: che la semplicità diventi, a tratti, uniformità. Quando la scommessa riesce, la frase arriva netta; quando cede, il racconto si ferma poco prima dell’urgenza. È una scelta di responsabilità verso ciò che racconta: preferisce custodire invece di amplificare, restando fedele alla misura anche se si perde un po’ di scarto emotivo.
Il confronto con Oceano per me è decisivo. Lì Vidotto allarga il campo: il movimento guida, il ritmo respira, la voce si espone di più e accetta lo scompenso. Ho sentito un’energia diversa, un margine di rischio che coinvolge e trascina. In Onesto prevale il rientro, il bilancio, la sorveglianza del tono; il percorso si concentra sulla tenuta etica, sulla fedeltà a un mondo che non concede scorciatoie. Per questo io preferisco Oceano: perché cerca ampiezza, variazione, slancio; mentre Onesto chiede pazienza, ascolto, disponibilità al passo costante.
Resta l’immagine di un autore consapevole della propria linea: Vidotto persegue una narrativa di responsabilità, affida molto al silenzio e pretende dal lettore una presenza attenta. Io porto via da Onesto la sua pulizia e il senso di misura; continuo a scegliere Oceano quando desidero apertura e trasformazione. Due direzioni coerenti di una stessa ricerca: la prima custodisce, la seconda espande.
Recensione di Karin Zaghi


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