LA CAVALCATA DEI MORTI Fred Vargas

LA CAVALCATA DEI MORTI, di Fred Vargas (Einaudi)

Avevo proprio bisogno di passare qualche giornata in compagnia di Adamsberg e della sua squadra così particolare e così mi sono decisa a riprendere la lettura di tutta la produzione di Fred Vargas là dove l’avevo lasciata qualche mese fa.

Eccomi qui così a seguire le vicende del mio commissario preferito, lo spalatore di nuvole, recandomi con lui in Normandia, nel paesino di Orbetec, dove è avvenuto un omicidio che i locali asseriscono essere stato causato dalla Schiera furiosa che da mille anni attraversa periodicamente le foreste della zona, sotto il comando del suo Sire Hellequin, lasciando una scia di morti più o meno cospicua ma sempre costituita da persone che in un modo o nell’altro hanno avuto un comportamento malvagio. Questa volta su un sentiero poco frequentato è una giovane ragazza del posto, la bella Lina, che ha visto la schiera portare con sé quattro “ghermiti”, di cui ne ha riconosciuti solo tre.

Ma come spesso accade non è solo questo omicidio che intriga la mente di Adamsberg: a Parigi la morte di un ricco industriale in un’auto incendiata sembra ricondurre ad una giovane conoscenza del nostro commissario, Mo , un ragazzo noto alla polizia per le sue bravate incendiarie; non manca inoltre il mistero su chi abbia legato le zampe di un povero piccione, destinato a morire di stenti se i nostri non fossero intervenuti appena In tempo.

E troveremo Adamsberg circondato dalla sua squadra -“fra i miei uomini…. ce n’è uno affetto da ipersonnia che crolla addormentato sul più bello, uno zoologo specialista in pesci, di fiume soprattutto, una bulimica che scompare per fare scorta di cibo, un vecchio airone esperto di leggende, un mostro di cultura che non si schioda dal vino bianco, e via di seguito”-; nel gruppo si è fatta acuta la disputa tra Danglard e Veyrenc, che abbiamo imparato a conoscere nel libro precedente. Troviamo anche il figlio grande di Adamsberg, di cui ha da poco scoperto l’esistenza, il giovane ventisettenne Zerk, che lo aiuta a salvare il piccione e lo segue in Normandia aiutandolo a scoprire l’innocenza di Mo. A questi personaggi già noti ai lettori della Vargas se ne aggiungono altri molto caratteristici come i vari componenti della famiglia di Lina – Hippolyte con le dita mutilate dal padre e la capacità di parlare capovolgendo le parole, il fragile Antonin, e Martin che si nutre di insetti-; c’è poi la vecchia Leo che sa tutto di tutti ed il suo cane Flem, amante delle zollette di zucchero. Insomma un romanzo veramente scoppiettante con una punta di onirico e surreale, elementi questi che non mancano quasi mai nei libri della Vargas.

Recensione di Ale Fortebraccio

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