La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Il Detective Bernie Gunther

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Il Detective Bernie Gunther (Philip Kerr)

 

Puntata n. 101

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Il detective  Bernie Gunther

Il personaggio di Bernie Gunther nasce dalla mente geniale e dalla scrittura eccellente dello scozzese Philip Kerr, autore di romanzi thriller di ambientazione storica. Il suo esordio nella narrativa risale al 1989 con il romanzo “Violette di marzo” che inaugura la serie con protagonista Gunther. Trame intricate dal ritmo incalzante e serrato, colpi di scena continui, grande abilità nel tratteggiare i personaggi, durezza in alcuni passaggi, ricostruzioni storiche precise e dettagliate … questi gli ingredienti dei romanzi di Kerr, che, da qualche anno, l’editore Fazi sta ripubblicando nella collana Darkside.

Pochi giorni fa è uscito il settimo volume della serie, “Il gioco della Storia”, finora inedito in Italia. In questo nuovo episodio, da L’Avana-Cuba, dove Gunther si trova nel 1954, veniamo catapultati in Germania, nella prigione di Landsberg, nella stessa cella che aveva “ospitato” Hitler nel 1923. Sotto custodia della CIA, da cui viene interrogato a più riprese, Gunther vi viene infatti trasferito dalle Americhe perché faccia luce sul proprio passato pieno di ombre: è stato un uomo di Heydrich, uno dei più crudeli architetti della Shoah, e ha svolto un ruolo ambiguo nella decennale caccia a Erich Mielke, ex dissidente comunista poi assurto a ruoli di grande potere nella “nuova” DDR. Ma facciamo un passo indietro così da ricostruire il profilo del personaggio … detective arguto e ironico, dotato di grande intuito e capacità di osservazione, nei primi anni Trenta aveva lavorato nella polizia tedesca di Berlino, da cui era stato espulso dopo la presa del potere di Hitler, in quanto non iscritto al Partito e nonostante una carriera all’insegna dell’onestà e dell’integrità.

Assunto come detective privato nella Sicurezza dell’hotel Adlon di Berlino, vi era stato impiegato fino al 1938 quando Heydrich lo aveva fatto entrare nella KRIPO, avendo bisogno di un detective per la Omicidi. Impedendogli di rassegnare le dimissioni nel settembre 1939 (Heydrich non era tipo a cui dire di no…), lo aveva utilizzato come informatore nella Francia occupata. Gunther non è nazista, detesta Hitler e la sua politica antisemita, non condivide la brutalità “noncurante e istintiva” dei metodi nazisti, tuttavia lavora per Heydrich… una posizione a dir poco ambigua e “contestabile” la sua … Ma, allora, fino a che punto arriva la sua responsabilità? Fino a che punto si è lasciato usare ed è sceso a compromessi per sopravvivere? Se lo chiede lui stesso facendo i conti con la propria coscienza…

Nonostante questa compromissione con il Regime e con uno dei massimi responsabili della Shoah, Gunther tenta di “limitare” le proprie colpe rifiutandosi di partecipare allo sterminio degli Ebrei nell’Operazione Barbarossa cui partecipa in Ucraina come riservista della polizia, motivo per cui, grazie ad una sua conoscenza, si fa trasferire a Berlino lasciando la zona “operativa”. Combatte contro i Russi negli ultimi mesi di guerra, una guerra ormai totale. Dopo la resa della sua armata, nell’aprile 1945, viene fatto prigioniero e finisce in un campo sovietico da cui riesce a uscire.

Tra il ‘46 e il ‘47 si muove tra Berlino e Vienna. Profondamente cinico e disilluso, matura importanti riflessioni che riguardano la colpa collettiva del popolo tedesco e la propria colpa personale, legata al fatto di aver taciuto, di aver voltato lo sguardo altrove, rendendosi complice di una delle più grandi tragedie dell’umanità: “(…) acquisii la consapevolezza della natura della mia colpa individuale – forse non molto dissimile da quella di tanti altri – che consisteva nel non aver detto niente, nel non aver sollevato la mano contro il nazismo.” (Cit. da “Un requiem tedesco”) Ma avventure, disavventure e interrogativi per la sua coscienza non hanno termine dopo la guerra: vittima di uno scambio di persona, si vede costretto a scappare a Buenos Aires sotto falsa identità, quella di Carlos Hausner, assieme a noti criminali di guerra nazisti, fingendosi a sua volta tale. In Sud America, le trame delle storie che lo vedono protagonista si fanno ancora più intricate, in un intreccio che non può che sollevare scomodi interrogativi sulla reale portata della collaborazione nazista e dell’antisemitismo nell’Argentina peronista …

Nel 1954, anno in cui si apre la vicenda del volume appena pubblicato, lo troviamo a L’Avana con un passaporto argentino, quindi a New York nelle mani della CIA che lo trasferirà in Germania, con lo scopo di ricostruire il suo passato e le sue colpe personali all’interno di un sistema di colpe collettive che la Storia stava cercando di accertare … Insomma, come avrete intuito, il personaggio di Bernie Gunther è interessantissimo, ricco di mille sfaccettature, luci e ombre, protagonista di indagini e vicende intricatissime che lo vedono muoversi su uno sfondo storico magistralmente ricostruito da Philip Kerr. Per chi si fosse incuriosito e volesse apprestarsi alla lettura dei volumi della serie, questo l’ordine con cui leggerli, considerando però il fatto che Kerr ama “giocare” con le sue storie, con continui salti nel passato e anticipazioni, avanti e indietro nella Storia:

📚Violette di marzo

📚Il criminale pallido

📚Un requiem tedesco

📚L’uno dall’altro

📚A fuoco lento

📚Se i morti non risorgono

📚Il gioco della storia

 

Di Valentina Ferrari

 

 

LA TRILOGIA BERLINESE – Philip Kerr

La “Trilogia berlinese Philip Kerr “Violette di marzo” – “Il criminale pallido” – “Un requiem tedesco”

 

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