La “Trilogia berlinese” di Philip Kerr: “Violette di marzo”, “Il criminale pallido” e “Un requiem tedesco”.
È su questo libro che vorrei soffermarmi.

Sopravvissuto alla guerra e alla prigionia in un campo sovietico, Bernie si trova un giorno ad avere a che fare con alcuni ufficiali del ministero sovietico degli affari interni di stanza a Berlino. I Sovietici hanno bisogno di un uomo che agisca per loro, in cambio di una buona remunerazione, così Gunther accetta il caso che lo porta a Vienna, dove una sua vecchia conoscenza, Emil Beker, è stato accusato dai soldati americani di aver ucciso il capitano del controspionaggio Edward Linden. Beker si dichiara innocente e le indagini di Gunther scoprono che lo è davvero. Mentre cerca di dimostrarlo, si trova però coinvolto in un pericoloso gioco spionistico dove si muovono i servizi segreti sovietici e il controspionaggio americano. Gli Americani, infatti, per contrastare la crescente influenza del comunismo sono disposti a tutto, anche ad allearsi con quei nazisti criminali di guerra (molti dei quali si nascondono sotto falso nome) contro cui avevano combattuto fino a pochi anni prima…
Ho trovato di grande interesse, sebbene intricatissimo, proprio il contesto storico di questo terzo volume: l’autore ci descrive Berlino nell’immediato dopoguerra, con un’attenzione particolare per la miseria dei suoi abitanti (chi è costretto alla prostituzione per vivere, chi ruba, chi deve fare i conti con il passato) la durezza con cui gli eserciti vincitori trattano i caduti (il senso di superiorità, il disprezzo verso la popolazione civile) e il panorama desolato che avvolge il tutto. Singolare la scelta di ambientare poi gran parte della vicenda nella Vienna postbellica e di concentrarsi su quelle strane alleanze che vedono gli occidentali “dimenticare” i crimini del nazismo per contrastare un “nuovo male”, il comunismo.
Ho apprezzato inoltre alcune riflessioni che il protagonista matura e che riguardano la colpa collettiva del popolo tedesco e la propria colpa personale (ma anche un certo desiderio di riscatto), legata al fatto di aver taciuto, di aver voltato lo sguardo altrove, rendendosi complice di una delle più grandi tragedie dell’umanità:
“(…) acquisii la consapevolezza della natura della mia colpa individuale – forse non molto dissimile da quella di tanti altri – che consisteva nel non aver detto niente, nel non aver sollevato la mano contro il nazismo. (…) Adesso, dopotutto, non sembrava troppo tardi per fare qualcosa…”
Tutti e tre i volumi si caratterizzano per il ritmo serrato, le vicende intricate, i tanti colpi di scena e intrighi… sono ottimi thriller politici, anche se, a tratti, molto crudi e duri.
Recensione di Valentina Ferrari


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