Abbiamo intervistato Alice Bassoli e approfondito la sua proposta narrativa partendo dall’ultimo romanzo “Le streghe non dormono”.
Intervista n. 276
- Buongiorno, prima di tutto grazie per aver accettato questa intervista. Le chiederei di presentarci il suo ultimo romanzo “Le streghe non dormono“.
Buongiorno e grazie di cuore a voi per l’invito. Le streghe non dormono è un romanzo che non parla di streghe, ma dei “demoni interiori” che spesso abitano i nostri paesi, le nostre famiglie, i nostri silenzi. È ambientato in un borgo della Bassa padana, dove un bambino viene trovato ferito in un vecchio fienile e la comunità, invece di interrogarsi, comincia a puntare il dito. Il romanzo indaga proprio questo: il bisogno collettivo di trovare un colpevole, anche a costo di semplificare la realtà, e l’istinto umano di nascondere le crepe sotto una patina di apparente normalità.

- Una cosa che mi ha colpito in partenza è la scelta dell’ambientazione, cosa l’ha spinta a scegliere un borgo non dei più conosciuti come Fossanera?
Ho scelto Fossanera (che è un paese immaginario, ma costruito con pezzi reali della mia terra) perché volevo raccontare un’Italia che esiste ma spesso non viene vista. Paesi attraversati dalla nebbia, dove il tempo sembra fermo e dove, dietro l’apparente quiete, si nascondono tensioni, dolori e verità mai dette. Fossanera non esiste sulle mappe, ma esiste in chi legge, perché è un luogo emotivo, un posto che molti riconoscono come familiare.
- Il paese è grigio e fatto di nebbie e ombre e così appaiono molti dei personaggi di questo romanzo, al punto che si fa fatica a distinguere tra buoni e cattivi, una cosa che rende l’opera estremamente realistica, condivide?
Assolutamente sì. Nella realtà, nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo. Mi interessa raccontare le sfumature, i chiaroscuri che rendono veri i personaggi. Credo che il lettore riconosca questa ambiguità, perché rispecchia le contraddizioni che ognuno porta dentro. Fossanera è popolata da persone imperfette, come lo siamo tutti: si sbaglia per paura, per dolore, per amore mal gestito.
- Un ragazzo si ritrova in coma e subito viene additata come colpevole una famiglia disagiata, apparentemente potrebbe sembrare un clichè ma a mio avviso svela la drammatica realtà del nostro tempo dove si vede il nemico nel diverso, nello “strano”, cosa pensa a riguardo?
È esattamente così. La storia è solo un pretesto per raccontare come, ancora oggi, in molte comunità si giudichi per appartenenza sociale, per apparenza, per pregiudizio. Le famiglie più fragili diventano facilmente il bersaglio perfetto, specie quando la paura prende il sopravvento sulla ragione. È un meccanismo collettivo, ma anche profondamente umano. E purtroppo molto attuale.
- Quali sono le fonti di ispirazione a cui attinge e quali gli autori che più le sono cari in tal senso?
Le mie fonti sono tante e diverse: la cronaca, le storie ascoltate nei bar o alla fermata del treno, i racconti delle persone che mi circondano. Tra gli autori a cui mi sento più vicina, sicuramente Georges Simenon: il suo sguardo è sempre rivolto alla psicologia dei personaggi, al movente più che alla scoperta del colpevole. Indaga l’animo umano con delicatezza e lucidità. E poi Niccolò Ammaniti, per la sua straordinaria capacità di creare personaggi veri, spesso ai margini, mai eroi, ma sempre profondamente umani, fragili, imperfetti. Sono autori che mi hanno insegnato a osservare senza giudicare.
- Le andrebbe di ripercorrere i suoi romanzi e di condividere dei particolari ricordi o pensieri riguardo ciascuno di loro?
La ninnananna degli alberi ha rappresentato per me una svolta. L’ho pubblicato inizialmente in self-publishing. Poi ha vinto un concorso e questo gli ha permesso di approdare nell’editoria classica. È stato davvero un sogno che si realizzava. Devo molto a Isabella e Valeria, le protagoniste del romanzo: sono loro ad avermi aperto la strada, a modo loro, con le loro voci e i loro silenzi. Le streghe non dormono, invece, è più corale e ruvido. L’ho scritto per dare voce al disagio che serpeggia nelle nostre periferie emotive. Sono due romanzi molto diversi, ma legati dallo stesso desiderio: accendere una luce dove si è abituati a tenere tutto al buio.

- Come è maturata la sua proposta stilistica negli anni e in cosa avverte dei cambiamenti, ammesso che ci siano?
Sento che con il tempo sono diventata più essenziale. Uso meno parole per dire di più. All’inizio tendevo a spiegare, ora lascio spazi vuoti, fidandomi del lettore. C’è stata una crescita anche emotiva: oggi scrivo con meno paura del giudizio e con più rispetto per i miei personaggi, anche quelli che sbagliano. Non li punisco, li comprendo.
- Viviamo in un’epoca in cui a far da padroni sono i Social Network, qual è il suo rapporto con questa realtà?
È un rapporto complicato, ma necessario. I social permettono di entrare in contatto con lettrici e lettori in modo diretto, e questo è bellissimo. Ma a volte tolgono tempo e profondità. Cerco di usarli con equilibrio, come strumenti di condivisione. Preferisco quando diventano luoghi di dialogo autentico.
- Come ultima domanda, ringraziandola per la sua disponibilità, le chiedo se vista la ricchezza narrativa dei suoi romanzi si immagina mai una loro possibile trasposizione filmica e quale potrebbe essere l’opera più indicata.
La domanda mi lusinga moltissimo. Non nego che a volte, scrivendo, immagino le scene come se le vedessi sullo schermo. Se dovessi immaginare una trasposizione filmica, vedrei molto bene La ninnananna degli alberi. Ha un’intensità emotiva forte, due protagoniste femminili che portano dentro una storia di dolore e rinascita, e un’ambientazione capace di evocare visivamente il senso di sospensione e intimità. Sarebbe un film delicato, fatto di sguardi e respiri, capace di parlare in silenzio.
Intervista di Enrico Spinelli
LE STREGHE NON DORMONO Alice Bassoli
LA NINNANANNA DEGLI ALBERI – Alice Bassoli


Molto interessante