LIBRO E FILM – POMODORI VERDI FRITI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP – Fannie Flagg – Jon Avnet

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LIBRO E FILM – POMODORI VERDI FRITI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP, di Fannie Flagg

 

Di solito, quando so che c’è la trasposizione in film o in serie tv, leggo sempre prima il libro. In questo caso però, poiché non avevo a disposizione molto tempo ho visto per primo il film, quindi sono passata al libro. La mia descrizione però inizierà dal libro per finire in un confronto col film.

Il titolo, per entrambe le versioni, è più o meno simile:

POMODORI VERDI FRITTI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP, il libro;

POMODORI VERDI FRITTI ALLA FERMATA DEL TRENO, il film.

L’autrice è FANNIE FLAGG.

A venir analizzato sarà prima il libro, quindi il film.

CENNI DI TRAMA

Birmingham, Alabama, 1985.

Evelyn Couch è una quarantottenne frustrata e sovrappeso, che non trova più stimoli per ravvivare la propria vita personale e quella di coppia col marito Ed. In più, soffre di bulimia e non sa proprio come venirne fuori.

Ogni settimana va in visita alla casa di riposo, Rose Terrace, dove è ospite la suocera, una donna indocile e insofferente verso tutti, in particolar modo verso la nuora.

È per questo che Evelyn, ogni volta che si reca col marito a trovarla, preferisce sostare piuttosto nel salottino dei visitatori, che sorbirsi i suoi cattivi umori. Ed è lì che, mentre aspira a gustarsi i suoi sfizi alimentari, fa la conoscenza di una pimpante e ciarliera vecchietta, che attacca a parlare, senza sosta e senza invito, della sua vita e della sua famiglia, di un paese a 15 km da lì e, soprattutto, del famoso Caffè di Whistle Stop, apertosi nel 1929, nei pressi del passante ferroviario.

 

 

È Virginia Threadgoode, detta Ninny, una dolce e simpatica donnina, forse l’ultima rappresentante ancora in vita, della famiglia Threadgoode, con cui Evelyn stringerà una bellissima e profonda amicizia, che compenserà tanti vuoti nel suo animo ferito.

Da questo prembolo parte la narrazione, a più voci, delle vicende dell’affettuosa famiglia Threadgoode, del bollettino settimanale di Whistle Stop della signora Dot Weems, che gestisce anche l’ufficio postale e, in particolare delle vicende riguardanti il famoso Caffè di Idgie Threadgoode e Ruth Jamison, dagli anni ’20, agli anni ’80 del ‘900, con alternanze temporali, nei capitoli, tra le vicende del passato e la vita di Evelyn.

 

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IL LIBRO

POMODORI VERDI FRITTI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP è un romanzo scritto dall’attrice e scrittrice Fannie Flagg e pubblicato nel 1987.

Ambientato in Alabama, uno degli ex stati del sud dove era fiorente la schiavitù di gente deportata dall’Africa, perché lavorasse nelle piantagioni di tabacco, canna da zucchero e cotone, il romanzo non mette in piena evidenza lo sgradevole apartheid che caratterizza la società di Whistle Stop, composta da bianchi e neri: la coesistenza, in parallelo, delle due comunità viene fatta notare, dalla Flagg, in una maniera più addolcita, senza per questo essere artificialmente edulcorata; né sono presenti episodi di violenza diretta.

 

 

Anche la vicenda sentimentale tra Idgie e Ruth è appena abbozzata. Non c’è mai un chiaro e aperto riferimento alla loro tendenza sessuale, ma sono evidenti l’attrazione e l’attaccamento delle due donne l’una per l’altra, il cui legame viene solo e sempre descritto in una maniera delicata e mai strombazzata ai quattro venti.

Infine, sono delle vere e proprie perle le vicende del Caffè, un bar-tavola calda che, con i suoi strepitosi piatti – come appunto i famosi pomodori verdi fritti – e grazie alla sua esistenza, dà lavoro a personale di colore, accoglie negri – com’erano ancora chiamati in modo dispregiativo, all’epoca – e sfama diseredati, senza alcuna differenza di sorta: è, in pratica, il centro nevralgico (in bene e in male) della vita di Whistle Stop, che si è modellata attorno all’unico binario che passa nello sperduto paesino nei pressi di Birmingham.

 

 

IL FILM

Per quanto riguarda il film, prodotto nel 1991 per la regia di Jon Avnet, con Kathy Bates e Jessica Tandy, pur avendo, la stessa autrice, curato la sceneggiatura, si discosta abbastanza dal libro, ma non per questo risulta meno bello, anzi! Se nel libro non si potevano udire in sottofondo le note del jazz o dello swing degli anni ’30, nella trasposizione cinematografica l’elemento musicale è spesso presente per caratterizzare le vicende del caffè e dei membri delle due comunità residenti a Whistle Stop; né qualche differenza presente nella pellicola, rispetto al libro, le ha tolto l’effervescenza che regna nelle vicende e nei personaggi sanguigni come Idgie e indolenti come Evelyn; così come non è stata privata dell’umorismo bonario di cui è permeata la versione cartacea.

Neanche il rapporto sentimentale tra le due donne e socie è stato modificato: è chiara e intuibile la tenerezza che le lega, pur se è stato lasciato un po’ in disparte per questioni di promozione commerciale e per non dare adito a scandali. Infatti, la stessa Fannie Flagg è omosessuale dichiarata. Per tale motivo, in ogni sua opera, è sempre inserito questo aspetto, velato o meno che sia.

Ciò che si discosta in modo più evidente dalla narrazione del libro è il finale, anche se, in nessuno dei due casi, lascia a desiderare. La preferenza poi, tra l’uno o l’altro, è sempre un fattore personale né rivelo quale sia la mia per non spoilerare.

 

 

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Mi è piaciuto molto leggere il libro della Flagg e rivedere il film, che avevo visto diversi anni or sono. Non ho trovato, infatti, niente da ridire su entrambe le versioni, le quali sono state simpatiche, divertenti e scorrevoli da leggere e da guardare. Anzi, nel film mi è piaciuto constatare che l’elemento “razzismo” non era stato relegato come sottofondo alle vicende di Idgie e degli altri personaggi, bensì ragionevolmente evidenziato entro il giusto limite, senza per questo occupare uno spazio che, in realtà, nel libro non aveva avuto.

Riguardo al legame sentimentale tra Idgie e Ruth, confesso che, all’inizio, non lo avevo capito chiaramente, essendo parecchio smussato: la domanda spontanea che mi è sorta, dopo aver visto meglio il film, è stata proprio: ma quelle due sono una coppia?

La lettura del libro me ne ha dato conferma, pur se sempre con tanti misteri aleggianti attorno ad esse.

È di quest’anno la pubblicazione della seconda parte del libro intitolato “Ritorno a Whistle Stop” (The wonder boy of Whistle Stop), per i tipi di Rizzoli, sulla vita di Stump, figlio di Ruth.

La sceneggiatura della trasposizione cinematografica a quattro mani di Fannie Flagg e Carol Sobieski è stata candidata all’Oscar come miglior sceneggiatura non originale.

Infine, non è stato pubblicato in Italia, ma la Flagg pubblicò anche un volume che raccoglie le ricette presenti nel romanzo e della tradizione degli stati del sud degli USA, a cominciare dai famosi pomodori verdi fritti, “The original Whistle Stop Cafe Coockbook”.

In Italia, un corrispettivo ricettario, estrapolato dal libro, è stato pubblicato a cura di Barbara Buganza e intitolato “Pomodori verdi fritti. Piccole e grandi rivoluzioni alla fermata del treno”.

Buona lettura e buona visione a tutti!

Recensione di Lena Merlina 

 

 

 

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